sabato 3 giugno 2017

«Il diavolo è una figura simbolica creata da noi», la nuova dottrina del Generale dei Gesuiti







di Marco Tosatti (03/06/2017)

In un’intervista a El Mundo il venezuelano padre Arturo Sosa, eletto Preposito Generale della Compagnia di Gesù, continua nella sua operazione di creare stupore fra i cattolici. Un’impresa già cominciata con la famosa, lunga intervista concessa a Giuseppe Rusconi.

Quella di cui parliamo oggi è un’intervista piuttosto ampia
, di cui riportiamo sostanzialmente tre punti che ci sembrano interessanti. Il più sorprendente, visto che viene da un gesuita, e per di più molto vicino al Pontefice, riguarda l’esistenza o meno del demonio. Il Papa ci crede, e ne parla con una certa frequenza, come di un’entità personale. Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di cui adesso padre Sosa è il responsabile, anche; il “discernimento degli spiriti” cui il santo guerriero ha dedicato alcune pagine anche letterariamente bellissime tratta proprio del “nemico dell’umana natura”, e ne parla chiamandolo per nome: il maligno, satana, un angelo certamente non di luce.

Gli riconosce un’identità, una volontà di nuocere
, e indica negli effetti finali perversi di un’azione apparentemente innocua, o anche buona, la “sua coda”. Fu un militare, sant’Ignazio, e per descrivere l’azione demoniaca dice : "Come il capitano di un esercito, dopo avere piantato la tenda di comando e osservato le postazioni o la posizione di un castello, lo attacca dalla parte più debole, così il nemico della natura umana, circondandoci, esamina tutte le nostre virtù e ci attacca dove ci trova più deboli".

Ma padre Sosa ha idee diverse.
All’intervistatore, che gli chiedeva se “Crede che il male sia un prodotto della psicologia umana o provenga da un’entità superiore”, il Preposito ha risposto: “Dal mio punto di vista, il male fa parte del mistero della libertà. Se l’essere umano è libero, può scegliere fra il bene e il male. Noi cristiani crediamo di essere fatti a immagine a somiglianza di Dio, per cui Dio è libero, ma Dio sceglie sempre di fare il bene perché è tutto bontà. Abbiamo creato figure simboliche, come il diavolo, per esprimere il male. I condizionamenti sociali anche rappresentano questa figura, ci sono persone che agiscono così perché c’è un ambiente dove è molto difficile fare il contrario”.

Il Preposito Generale ha idee nuove anche sulla possibilità per le donne
di accedere ai ministeri; sia pure, forse, con qualche forzatura, rispetto alla realtà. A una domanda sul ruolo femminile della Chiesa ha risposto: “Gesù non ha seguito le norme comuni della donna della sua epoca. Donne lo accompagnarono sempre. La Chiesa non è esistita senza di loro. Per me sono le grandi trasmettitrici della fede. Verrà un momento in cui il loro ruolo si riconoscerà di più. La Chiesa del futuro dovrà avere una gerarchia differente, con ministeri diversi. Mi appello alla creatività femminile affinché entro 30 anni abbiamo comunità cristiane con un’altra struttura. Il Papa ha aperto la porta del diaconato creando una commissione. Poi potranno aprirsi più porte”.

Ora, bisogna ricordare che all’epoca di Gesù in Medio Oriente
le sacerdotesse erano piuttosto diffuse; certo non nell’ebraismo, ma nelle altre religioni sì. E la commissione voluta dal Pontefice, come hanno precisato Avvenire e padre Lombardi, aveva portato a conclusioni affrettate: «Con alcuni quotidiani e siti online che avevano travisato le parole del Papa, leggendole - erroneamente - come un'apertura alle donne diacono e addirittura al sacerdozio femminile. Niente di tutto questo. Padre Federico Lombardi, che ancora rivestiva il suo ruolo di portavoce vaticano, già lo scorso 13 maggio, aveva esplicitato la posizione di Papa Francesco: "Bisogna essere onesti - aveva precisato l'allora direttore della Sala Stampa Vaticana -: il Papa non ha detto che abbia intenzione di introdurre un’ordinazione diaconale delle donne, e meno che meno ha parlato di ordinazione sacerdotale delle donne"».

Più sfumato, anche se evidentemente pronto ad accettare le unioni civili,
sul “matrimonio omosessuale”: «Una cosa è il pensiero pubblico e ufficiale, e altro è ciò che accade nelle comunità. Una cosa è la mia omosessualità, un’altra è il mio compagno omosessuale, che fa parte della mia famiglia, del mio ambiente. Nella vita religiosa ci sono omosessuali e non sono perseguitati, fanno parte della comunità. Il sacramento (del matrimonio, N.D.R.) è un altro tema, una cosa è riconoscere lo statuto civile perché non ci siano discriminazioni e un’altra è l’aspetto teologico. I sacramenti non nascono così».

Abbiamo accennato, all’inizio all’abitudine del padre Sosa
di stupire. Certamente resteranno nella storia le parole con cui ha commentato le parole di Gesù sul divorzio: “Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù… a quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito…”.

La risposta era data a Giuseppe Rusconi, che ha insistito:
- Ma allora, se tutte le parole di Gesù vanno esaminate e ricondotte al loro contesto storico, non hanno un valore assoluto…- “Nell’ultimo secolo nella Chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente che cosa volesse dire Gesù… capire una parola, capire una frase… le traduzioni della Bibbia cambiano, si arricchiscono di verità storica… Pensi un po’: per me, venezuelano, una stessa parola può avere un significato diverso se detta da uno spagnolo…Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane. Sa che cosa dice san Paolo? Non ho ricevuto il Vangelo da nessuno degli Apostoli. Sono andato a trovare Pietro e Giacomo per la prima volta tre anni dopo la conversione. La seconda, dopo dieci anni e in quell’occasione abbiamo discusso di come va compreso il Vangelo. Alla fine mi hanno detto che anche la mia interpretazione andava bene, ma una cosa non dovevo dimenticare: i poveri…. Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù… ma bisogna sapere quale è stata!».

Sul difficile crinale del discernimento e della dottrina
il Preposito si è destreggiato così, per rispondere all’intervistatore che chiedeva:
- Se la coscienza, dopo il discernimento del caso, mi dice che una certa azione la posso compiere, lo posso fare senza sentirmi in colpa e con l’approvazione della comunità…posso per esempio fare la Comunione anche se la norma non lo prevede…? -:
«La Chiesa si è sviluppata nei secoli, non è un pezzo di cemento armato… è nata, ha imparato, è cambiata… per questo si fanno i concili ecumenici, per cercare di mettere a fuoco gli sviluppi della dottrina. Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è mai bianca o nera, è in uno sviluppo continuo…».
- Mi par di capire che per Lei ci sia una priorità della prassi del discernimento sulla dottrina…-.
«Sì, ma la dottrina fa parte del discernimento. Un vero discernimento non può prescindere dalla dottrina…».
- Però può giungere a conclusioni diverse dalla dottrina…-.
«Questo sì, perché la dottrina non sostituisce il discernimento e neanche lo Spirito Santo».












Fonte: La nuova Bussola Quotidiana 




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