lunedì 1 agosto 2016

L'altare verso il popolo



Mosaico di Sant’Apollinare Nuovo (VI sec.): l'Ultima Cena.






“Poi venne un altro angelo e si fermò presso l’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi, perché li offrisse, insieme alle preghiere di tutti i santi, sull’altare d’oro, posto davanti al trono” (Ap 8, 3).


Secondo la concezione della Lettera agli Ebrei, il tempio terreno di Gerusalemme e il suo altare erano l’immagine del santuario che è in cielo e in cui Cristo, eterno sommo sacerdote, è entrato (cfr. Eb 9,24).

La liturgia celeste e la liturgia terrestre sono una cosa sola. Così, secondo il brano dell’Apocalisse citato in epigrafe, un angelo è fermo presso l’altare d’oro del cielo, con un incensiere d’oro in mano, allo scopo di offrire le preghiere dei fedeli al cospetto di Dio. Anche la nostra offerta terrena non diventa totalmente valida davanti a Dio se non è “condotta dalla mano di un angelo sull’altare celeste”, come è detto nel canone della messa romana.

L’idea secondo la quale l’altare di quaggiù è un’immagine dell’archetipo celeste davanti al trono di Dio, ha sempre determinato sia la sistemazione dell’altare, sia la posizione del sacerdote nei confronti di esso: abbiamo visto che l’angelo che regge l’incensiere d’oro è fermo presso l’altare. D’altro canto, le prescrizioni che Dio ha dato a Mosè (cfr. Es 30,1-8) hanno certamente svolto un ruolo anch’esse.

Queste osservazioni preliminari erano necessarie per fare comprendere a che punto siano cambiate le idee attuali circa l’altare. Questo cambiamento non è stato effettuato brutalmente, ma un poco alla volta; si è cominciato già diversi anni prima del Concilio Vaticano II.

Nelle “Istruzioni per la sistemazione delle chiese nello spirito della liturgia romana” (Richtlinien für die Gestaltung des Gotteshauses aus dem Geist der römischen Liturgie), del 1949, Theodor Klauser sostiene che: “Certi segni fanno intravedere che, nella Chiesa futura, il prete si terrà come un tempo dietro l’altare e celebrerà col viso rivolto verso il popolo, come si fa ancora oggi in alcune basiliche romane; l’auspicio, che si percepisce ovunque, di vedere più chiaramente espressa la comunione al tavolo eucaristico, sembra esigere questa soluzione” (n. 8).

Ciò che Klauser presentava allora come auspicabile, come si sa, nel frattempo è divenuto quasi dappertutto la norma. Si pensa di avere fatto rivivere così un uso del cristianesimo primitivo. Ora, come le spiegazioni che seguono dimostreranno chiaramente, si può provare con certezza che non si è mai avuta, né nella Chiesa d’Oriente né in quella d’Occidente, alcuna celebrazione versus populum (verso il popolo), ma che per pregare tutti si volgevano sempre verso l’Oriente, ad Dominum (verso il Signore).

L’idea di un “faccia a faccia” tra il sacerdote e l’assemblea nel corso della messa risale piuttosto a Martin Lutero, che nel suo libretto del 1526 “La messa tedesca e l’ordinazione del culto divino” (Deutsche Messe und Ordnung des Gottesdienstes ), all’inizio del capitolo “Della domenica per i laici”, così scrive: “Noi conserveremo gli ornamenti sacerdotali, l’altare, le luci fino all’esaurimento o fino a quando non riterremo di cambiarle. Lasceremo, tuttavia, che altri possano fare diversamente; ma nella vera messa, fra veri cristiani, occorrerebbe che l’altare non restasse com’è adesso e che il prete si volgesse sempre verso il popolo, come senza alcun dubbio ha fatto Cristo al momento della Cena. Ma questo può attendere”.

Ed ecco che il momento atteso è arrivato…

Per giustificare il cambio di posizione del celebrante in rapporto all’altare, il riformatore si riferiva al comportamento di Cristo all’Ultima Cena. In effetti egli aveva davanti agli occhi le abituali raffigurazioni dei suoi tempi: Gesù in piedi o seduto a metà di una gran tavola, con gli apostoli alla sua destra e alla sua sinistra.

Ma Gesù ha davvero occupato questo posto?

Certamente non avvenne così, poiché sarebbe stato contrario agli usi domestici dell’epoca. Al tempo di Gesù, e ancora secoli dopo, si utilizzava sia una tavola rotonda sia una tavola a forma di sigma (a semicerchio). Il davanti di essa veniva lasciato libero onde consentire il servizio dei piatti. I convitati erano seduti o allungati dietro il semicerchio della tavola. Per fare ciò utilizzavano dei divani o un banco, a forma di sigma. Il posto d’onore non si trovava, come si potrebbe credere, in mezzo, ma a destra (in cornu dextro). Il secondo posto d’onore stava di fronte al primo.

Ritroviamo questa disposizione dei posti, in maniera costante, nelle raffigurazioni più antiche della Cena di Gesù e fino al pieno Medioevo. Il Signore è sempre allungato o seduto dalla parte destra della tavola (cfr. l’immagine d’apertura). È solo verso il secolo XIII che s’incomincia a imporre un nuovo tipo di raffigurazione: allora Gesù è posto dietro la tavola, in mezzo agli apostoli che lo circondano. È questa l’immagine che Lutero aveva davanti agli occhi.

In effetti, essa ha la parvenza di una celebrazione versus populum. Tuttavia, in realtà non si tratta di niente di simile, poiché è noto che il “popolo” verso cui il Signore avrebbe dovuto volgersi, era assente nella sala della Cena. Ciò che toglie ogni valore all’argomento di Lutero. D’altronde, per quanto ne sappiamo, anch’egli non ha mai preteso che si celebrasse volti verso l’assemblea, come in seguito hanno preso l’abitudine di fare – fra le comunità protestanti – i riformati.












[Klaus Gamber, "L'autel face au peuple. Questions et réponses", in Tournés vers le Seigneur!, Éditions Sainte-Madeleine, Le Barroux 1993, pp. 19-55 (pp. 19-22) / 1 - continua]







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