lunedì 15 settembre 2014

Stalin e la Madre di Dio di Kazan



L'icona della Madre di Dio di Kazan donata da Giovanni Paolo II ad Alessio I


di Vittorio Messori

Per gli storici, ci sarà lavoro per chissà quanti  decenni negli archivi che conservano la memoria, sempre oscura e spesso tragica, dei 74 anni della Unione delle Repubbliche Socialiste  Sovietiche. 

Come nei giganteschi archivi della Stasi –  la polizia segreta  della Germania “democratica“, con una spia ogni dieci abitanti, la maggior percentuale in ogni tempo e paese  – come a Berlino, dunque, anche a Mosca  i documenti più compromettenti sono  stati distrutti nell’imminenza del crollo  da politici, militari, funzionari compromessi in  molti crimini. 

Ma è restata ancora una quantità immensa di materiale da esplorare. E si avranno ulteriori, e innumerevoli, conferme della verità del paradosso di Augusto del Noce, il filosofo cattolico: "Dicono, per giustificarsi, coloro che hanno militato nei partiti comunisti occidentali (in Italia avevamo il maggiore) che il comunismo è stata una buona idea realizzata male. In realtà è il contrario: è stata una cattiva idea realizzata bene".

Nel senso, cioè, che ha avuto tutto  il tempo e  tutta  la forza per  realizzarsi interamente, rivelando  così in pieno le sue potenzialità negative:  invece dell’uomo nuovo promesso, ha creato l’uomo disumanizzato. Dopo tanti decenni di “educazione socialista“,  appena caduta la costrizione statale e poliziesca  i vizi di sempre  sono subito emersi ancor più virulenti che altrove.  Dicevano  che era l’edificazione  in terra del Regno sul quale splendesse il sole  senza fine della giustizia e della pace,  ed è stato invece solo una temporanea  parentesi della storia,  da cui i “ salvati “ sono usciti non solo sollevati ma pazzi  di gioia.

Peccato che pochi (anche tra gli “ex“) sembrino riflettere, alla luce dell’esperienza disastrosa  su  quel monito - valido in ogni tempo -  del salmo 126  che converrà ripetere come prezioso promemoria per coloro che ancora siano attratti da utopie terrene, da guru, da santoni da pseudoprofeti: "Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate e riposare e mangiate pane di sudore".

E sorprende, anzi amareggia constatare come molti cristiani abbiamo dimenticato nei decenni scorsi   – seguendo  Marx , Lenin e altri per maestri –  che il messaggio che percorre tutta la Scrittura è il rifiuto di ogni idolo umano: che  sia politico, culturale, economico. Ci si sta dimenticando che, per fare un solo esempio tra mille, alla fine degli anni Settanta il tema della riunione annuale della Conferenza Episcopale francese  a Lourdes ( ma, sì, proprio accanto alla Grotta!) fu la discussione e l’approvazione di un  documento dal titolo : << La svolta socialista della Chiesa >>. Così, come un positivo  dato di fatto, senza neanche un punto interrogativo.

Ma non andiamo troppo OT , Out of Thread, come si dice nei blog sulla Rete. Per tornare agli archivi di Mosca, tutto ci saremmo aspettati tranne che da essi saltassero  fuori testimonianze di una apparizione mariana che coinvolse nientemeno che un ex-seminarista della Chiesa georgiana, tal Josif Vissaroniovic, in arte Stalin.

Veniamo subito ai fatti che poi vedremo  di commentare. Ne varrà la pena anche perché, a quanto ne  so, l’episodio sembra sconosciuto in Italia. Nel 1997, sei anni dopo la fine dell’Urss, apparve a Mosca una biografia  del terribile despota che i comunisti del mondo intero, italiani in prima fila, acclamavano come “Grande Padre“ , “Orgoglio del Mondo“, “Eroe Invitto“. Autore della biografia, pubblicata dall’ editore Vagrius,  era Edvard Radzinky, uno scrittore  assai conosciuto e  che, a sua volta,  ben conosceva il defunto regime in quanto aveva fatto parte della Nomenklatura culturale, essendo stato tra l’altro anche autore di drammi teatrali a soggetto storico. Radzinky era noto al pubblico e agli studiosi pure come autore di importanti biografie di Nicola II, lo zar fatto fucilare da Lenin nel 1918 con tutta la famiglia, e del “diabolico“ Rasputin. 

L’importanza della   vita di Stalin – scritta “dall’interno”,  cioè da un uomo che lo aveva conosciuto e frequentato – è confermata anche dal fatto che il libro fu subito edito in inglese dalle edizioni Sceptre di Londra che, nella fascetta editoriale, parlavano della << migliore biografia del dittatore sinora uscita >> . E si aggiungeva che si trattava della prima ricerca compiuta dopo l’apertura degli archivi segreti, fino ad allora impenetrabili. Seguirono poi la traduzione francese, tedesca e altre.

Una fonte seria, dunque, che rende attendibile (anche perché sono citate le fonti documentarie)  quanto l’autore dice al capitolo XXI. Capitolo che mi è stato tradotto direttamente dall’originale russo, per evitare eventuali fraintendimenti dell’edizione inglese, da un lettore che non conoscevo di persona, che mi scrisse alcuni anni fa. Questo signore mi segnalava la cosa  ed  essendo cultore di slavistica, mi inviava con grande cortesia la sua traduzione letterale di quanto scritto da Radzinky.

Come si sa, nel giugno del 1941 la Germania attaccò con ogni forza disponibile l’Unione Sovietica, cogliendo di sorpresa, anzi sbalordendo amaramente, Stalin. Il quale – e troppo spesso lo si dimentica – nel 1939 aveva permesso alla Germania nazista di scatenare la terza guerra mondiale, firmando con Hitler un patto di non aggressione.

Il Fuehrer aveva vissuto di persona, combattendo come caporale (e coraggiosamente, va detto: due croci al valore che portò sempre come unico ornamento sulla  giacca militare) avendo vissuto, dunque,  la verità di un assioma della strategia teutonica: la Germania era in grado di vincere la Francia a Ovest e la Russia a Est, ma una dopo l’altra, non insieme. Non a caso, il Capo dello Stato Maggiore prussiano, il celebre von Schlieffen, aveva per decenni perfezionato il piano che porta il suo nome: in caso di guerra, subito  un colpo di maglio sulla Francia, sbaragliarla in quattro   settimane e poi trasportare ogni uomo e mezzo ad Oriente per battere la Russia, prima ancora che potesse mobilitare le sue masse.

Si sa come il piano non abbia funzionato (seppure per un pelo, quando già i tedeschi si approssimavano a Parigi e il governo francese era fuggito a Bordeaux) e la guerra fu persa dopo quattro anni di lotta all’ultimo sangue. Hitler, preparando la rivincita, si premurò dunque di accordarsi con la Russsia, divenuta nel frattempo Unione Sovietica: Stalin avrebbe avuto in cambio la Polonia Orientale e la Germania si sarebbe presa quella occidentale.

Non solo: i comunisti avrebbero fornito il  carburante necessario ai carri armati e agli aerei nazisti  e ne avrebbero ricavato grandi quantità di marchi, valuta pregiata di cui avevano estremo bisogno, visto che al di fuori delle frontiere sovietiche il rublo non era accettato da alcuno, nel mondo.

Si sa che il piano quella volta  funzionò: avendo la schiena al sicuro, il Blitz-Krieg germanico, nelle quattro settimane previste  sbaragliò non solo le  truppe francesi ma anche quelle inglesi, così  Hitler e Stalin si spartirono il bottino polacco. Il dittatore sovietico si fidava del collega tedesco e invece fu aggredito all’improvviso, cadendo in una sorta di catalessi, chiuso in un rifugio segreto,  senza dare segni di vita alle sue forze armate e al suo Paese mentre la Wehrmacht avanzava trionfalmente.

Soltanto il 3 luglio pronunciò alla radio un appello per denunciare il tradimento dell’alleato e per incitare alla resistenza. Un appello famoso, anche perché si  rivolse ai popoli dell’Urss non con il canonico, obbligatorio “compagni  e compagne“, bensì con un inedito, per lui e per il regime tutto, “fratelli e sorelle“. Un linguaggio cristiano, dunque, che sbalordì sia i russi che i governi del mondo intero, che ben conoscevano l’implacabile e sanguinaria persecuzione alla Chiesa e a tutti credenti praticata dall’ex seminarista georgiano  con costanza e crudeltà davvero sataniche. Nel 1938, aveva varato il “piano quinquennale dell’ateismo“ che prevedeva per il 1943 la chiusura dell’ultima chiesa ancora aperta e l’eliminazione dell’ultimo sacerdote.

Ma, in quel 1941, accade qualcosa di ancor più sconvolgente: agli ufficiali fu ordinato di ritornare all’antica prassi zarista, secondo la quale le truppe erano avviate alla battaglia con un: “Avanti, con Dio! >>. Alle truppe, inoltre, fu assegnato un buon numero di quei cappellani che, ovviamente, non esistevano più sin dai primi tempi di Lenin.  Si succedettero altre  misure sbalorditive, come l’ordine di riaprire al culto ben 20.000 chiese e, con particolare solennità, due dei santuari più venerati dal popolo: il monastero della Trinità di San Sergio e quello “Tre Grotte” a Kiev.

Il regime   non aveva mai permesso che fosse coperto il posto di Patriarca della Russia ed ecco che la Pravda, per la prima volta, diede  notizia che Stalin aveva ricevuto una delegazione ecclesiastica e (parole testuali del giornale ufficiale del PCUS )  << il Comandante Supremo delle Armate e Capo del governo ha espresso la sua comprensione alla proposta dei religiosi di eleggere un Patriarca e ha dichiarato che da parte del governo non verrà opposto ostacolo >>. 

Ancor più sconvolgente per popoli abituati alla lotta implacabile contro le “superstizioni“: nella Leningrado assediata dai tedeschi riapparve, dal magazzino in cui era buttata assieme a moltissime altre immagini sacre, l’icona veneratissima della Madre di Dio di Kazan, protettrice della Russia  e, sotto il tiro dell’artiglieria tedesca e della Lufwaffe, le autorità stesse organizzarono una devota processione. E non finì lì: l’icona così cara a tutti  i credenti fu trasportata a Mosca, essa pure sotto tiro, e un’altra processione fu celebrata con la collaborazione del Partito ateo. Ma lo sbalordimento raggiunse il culmine quando la Madre di Dio di Kazan, con un viaggio lungo e tormentato, raggiunse un’altra città assediata, una città che portava il nome stesso del  Grande Capo e che quindi aveva un altissimo  valore simbolico: Stalingrado.

A che cos’era dovuta questa svolta del tutto imprevista? Perché, proprio mentre era in corso il “piano quinquennale dell’ateismo“, il   regime persecutore non era divenuto solo tollerante ma addirittura promotore e fiancheggiatore della ripresa religiosa nella Unione comunista? 

Fino all’uscita del libro di Radzinky, gli storici mettevano in gioco la Real Politik di Stalin che, vistosi sull’orlo dell’abisso, aveva fatto appello alla resistenza del popolo russo anche in nome di quel cristanesimo cui aveva aderito tardi ma in modo appassionato. Già con Napoleone e poi con le divisioni  del Kaiser, nel 1914, le masse dei contadini, per quanto poco o niente armate, erano andate al massacro senza paura perché alla loro testa stavano i pope che alzavano le Sacre Icone di Maria e dei Santi. Anche la  guerra dei comunisti doveva diventare la guerra della Patria: ma di questa faceva indelebilmente parte lo spirito religioso che bisognava tentare di far risorgere.

C’è del vero, naturalmente, in questa lettura. Ma c’è anche altro che, fino alla consultazione dei  documenti segreti da parte di Radzinky, era oggetto solo di voci confuse e incontrollabili. Dietro a tutto questo ci sarebbe, nientemeno, che  una apparizione della Madonna.

Andò così: in quel crogiolo di religioni e di confessioni che è il Libano, i cristiani ortodossi (la maggior comunità religiosa dopo i cattolici) avevano per metropolita un asceta, venerato dal suo popolo, a nome Elia. Davanti al disastro che si profilava per la Russia, quel presule decise di chiudersi nella cripta della sua cattedrale, restando in ginocchio per tre giorni e tre notti, senza mangiare, bere né dormire e pregando la Madre di Dio.

Elia non aveva alcuna simpatia per i comunisti, sapeva bene come perseguitassero i credenti, eppure quel Paese restava  per lui – ortodosso – la Santa Russia e Mosca era pur sempre la Terza Roma che non doveva essere violata da stranieri. Nell’ultimo dei tre giorni di penitenza, ecco la visione prodigiosa: in una colonna di fuoco gli apparve quella Regina del Cielo che aveva invocato con tanto ardore e che gli trasmise  le disposizioni del Cielo: << Bisogna riaprire in tutta la Russia chiese e monasteri. I sacerdoti devono essere liberati dalle loro prigioni. Non cederanno a Leningrado se porteranno in processione l’icona, così venerata di Kazan. Questa deve poi essere onorata anche a Mosca e a Stalingrado >>.

Su questa immagine  mariana di Kazan e sul ruolo importantissimo che ebbe nella storia  russa (dunque, di riflesso, anche nella storia dell’Europa intera) ci piacerebbe parlare nel prossimo appuntamento, qui non essendoci per ora spazio. Basti dire che quella icona aveva già mostrato quali fossero i suoi effetti, avendo liberato, alla fine del Trecento, Mosca occupata da Tamerlano  alla testa dei suoi mongoli.

Dopo la visione, il  patriarca Elia non ebbe esitazioni: scrisse subito una lettera per i suoi confratelli russi e la fece recapitare tramite l’ambasciata sovietica a Beirut. Si sa che quel messaggio del metropolita libanese fu certamente  letto dal dittatore perché gli fu segnalato come da non sottovalutare dal capo di stato maggiore dell’Armata Rossa, il generale Boris Shaposnikov. Costui era stato un  valoroso  colonnello nell’esercito dello zar,  godeva del favore di Stalin per le sue doti  militari, era scampato alle terribili “purghe“ volute dal despota tra le alte gerarchie dell’Armata. E questo, malgrado non nascondesse di sentirsi  ancora un credente ortodosso, seppure non più praticante. Ma il dittatore era disposto a “perdonarlo“….

Secondo lo storico Radzinky dietro la clamorosa svolta “religiosa“ tra 1941 e 1942 (e sino alla fine della guerra) c’è questa lettera profetica, non c’è soltanto il calcolo politico, la finzione per coinvolgere il popolo nella difesa del regime. 

Quella svolta, in effetti, non fu del tutto rinnegata dal regime a vittoria ottenuta. Continuò la repressione ma la persecuzione fu alleviata e del “piano quinquennale“ per l’estirpazione della fede non si parlò più.  Anzi (ed è forse la prova principale della verità dei fatti) nel 1947 al metropolita fu assegnato uno dei premi Stalin, il Nobel sovietico, conferito ogni anno non solo ad artisti e scienziati ma anche a coloro che avessero compiuti << importanti servizi all’Unione Sovietica e alla causa del socialismo >>, come diceva lo statuto.     

Tutti si chiesero perché a quel presule straniero, sconosciuto in Russia, ignorando ovviamente (anche nelle alte sfere) il retroscena “mariano“. Il metropolita, però, seppure ringraziando cortesemente, rifiutò il Premio – già dicemmo come fosse ostile al comunismo –  ma chiese che il grosso importo di denaro che comportava fosse impiegato  per soccorrere i piccoli orfani russi  della guerra. Promosse poi, allo stesso fine, una colletta tra i suoi fedeli e la inviò a Mosca.

Questa, dunque, una vicenda misteriosa ma seriamente documentata e che pone anche al cristiano degli interrogativi.  Come scrisse Pio XI nelle sue encicliche contro ogni totalitarismo, comunismo e nazionalsocialismo erano, per il loro ateismo, fratelli gemelli, anzi erano “come la peste e il colera“: non si poteva dire quale fosse il peggiore. Perché, dunque, il Cielo avrebbe dovuto favorire Stalin  rispetto a Hitler? Il male minore, in quel momento? Un modo per alleviare la sofferenza dei cristiani almeno nell’Urss, interrompendo il genocidio programmato per far scomparire del tutto fede, fedeli, sacerdoti, chiese? La prospettiva che un asservimento della Russia alla Germania (era il piano di Hitler, gli slavi, etnia di schiavi,  dovevano essere posti con la forza sotto il dominio dell’ariano Herrenvolk , il “popolo di signori“) sarebbe stato  peggiore che l’espansione del comunismo ad Occidente, come avvenne dopo la guerra?

Sono  casi in cui  ci si può  unire all’espressione islamica davanti agli enigmi della vita: << Dio ne sa di più! >>. Non dobbiamo dimenticare che i piani di Dio non sono i nostri, che le Sue vie non sono le nostre vie e che a noi non resta che accettare i fatti. Certi che la Provvidenza – e Maria che ne è il portavoce, in questo  come in tanti altri casi –  sanno ciò che è meglio per il bene degli uomini, soprattutto tra tante sofferenze, come le guerre, create proprio dagli stessi uomini.






Il Timone


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