sabato 13 aprile 2013

Il Papa ai teologi: si interpreta la Bibbia non da soli ma nel solco della tradizione




di Gabriella Ceraso

“L’interpretazione delle Sacre Scritture non può essere solo uno sforzo scientifico individuale ma deve essere sempre confrontata e autenticata dalla Tradizione vivente della Chiesa”. Questa “norma decisiva per il corretto rapporto tra esegesi e Magistero”, è stata al centro del discorso che Papa Francesco ha rivolto ai membri della Pontificia Commissione Biblica in chiusura della Plenaria che si è svolta sul tema: ”Ispirazione e verità della Bibbia”.

Cosa sono le Sacre Scritture, quale il valore della tradizione e quale il ruolo dell’esegeta. Papa Francesco parlando ai membri della Pontifica Commissione Biblica si sofferma su temi fondamentali, “non solo per il singolo credente”ma “per la Chiesa intera” la cui vita e missione sono fondate sulla Parola di Dio, “anima della teologia e insieme ispiratrice dell’esistenza cristiana” .

“Come sappiamo, le Sacre Scritture sono la testimonianza in forma scritta della Parola divina, il memoriale canonico che attesta l'evento della Rivelazione. La Parola di Dio, dunque, precede ed eccede la Bibbia”.

Ed è per questo motivo, spiega il Papa, che per comprendere la Scrittura è necessaria la costante presenza dello Spirito Santo, e la guida del Magistero come accaduto nella grande Tradizione e come sancito dal Concilio Vaticano II:

“Il Concilio Vaticano II lo ha ribadito con grande chiarezza nella Costituzione dogmatica Dei Verbum: «Tutto quanto concerne il modo di interpretare la Scrittura è sottoposto in ultima istanza al giudizio della Chiesa, la quale adempie il divino mandato e ministero di conservare e interpretare la parola di Dio»”.

C’è dunque un’unità inscindibile, prosegue il Pontefice citando ancora la Costituzione Conciliare, tra Sacra Scrittura e Tradizione, strettamente congiunte e comunicanti perché scaturiscono dalla stessa sorgente e tendono allo stesso fine. L’una e l’altra “ devono essere accettate e venerate con pari pietà e riverenza”:

“Infatti, la Sacra Scrittura è Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito Santo; invece la sacra Tradizione trasmette integralmente la Parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano. In questo modo la Chiesa attinge la sua certezza su tutte le cose rivelate non dalla sola Sacra Scrittura”.

Ne consegue il ruolo che deve avere l’esegeta dei testi biblici: insufficiente ogni “interpretazione soggettiva”, sottolinea Papa Francesco, o un’analisi che non includa, quel senso globale creato nei secoli dalla Tradizione dell’intero Popolo di Dio:

“L'interpretazione delle Sacre Scritture non può essere soltanto uno sforzo scientifico individuale, ma dev’essere sempre confrontata, inserita e autenticata dalla tradizione vivente della Chiesa. Questa norma è decisiva per precisare il corretto e reciproco rapporto tra l'esegesi e il Magistero della Chiesa”.

Congedandosi dall’Assemblea che incoraggia nel suo prezioso lavoro, il Papa la affida alla Vergine Maria modello di docilità e obbedienza alla Parola di Dio:

"Vi insegni ad accogliere pienamente la ricchezza inesauribile della Sacra Scrittura non soltanto attraverso la ricerca intellettuale, ma nella preghiera e in tutta la vostra vita di credenti, soprattutto in quest’Anno della fede, affinché il vostro lavoro contribuisca a far risplendere la luce della Sacra Scrittura nel cuore dei fedeli”.



 http://it.radiovaticana.va  notizia del 2013-04-12

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