Pisa, Piazza Santa Caterina. Entrata del seminario diocesano.

Pisa, P.za Santa Caterina. Entrata del seminario diocesano.

"La verità, soprattutto quando incombe un pericolo, deve essere predicata pubblicamente, né deve farsi il contrario per il fatto che alcuni se ne scandalizzano". (San Tommaso d'Aquino)



di Ester M. Ledda

Dopo la “cacciagione” dedicata a come veniva amministrata la Santa Comunione nel primo millennio cristiano, mi sono arrivate moltissime testimonianze da tutta Italia sugli abusi liturgici che succedono in quasi tutte le diocesi. Ne ho scelto una in particolare, che pubblicherò quasi integralmente, in cui si racconta un modo veramente peculiare di amministrare la Santa Comunione, sicuramente non conforme all’ortodossia cattolica. 

Il “fattaccio” è avvenuto a Pisa – la mia arcidiocesi, potete capire perché ho scelto proprio questa testimonianza – nel seminario diocesano. Il mercoledì, infatti, le messe celebrate in seminario sono aperte anche ai laici e tutti, ovviamente, possono prendervi parte. Dopo aver letto la seguente lettera, mi sono sentita felice di non aver mai avuto il desiderio di partecipare alle “messe del mercoledì” del seminario.

[...] È di questo punto che vorrei parlare, le Messe celebrate nel seminario di Pisa. Il mercoledì sono aperte anche ai laici perché all’interno del seminario la pastorale giovanile organizza le “scuole della parola” che, durante i tempi forti, è un incontro sulla Parola di Dio spiegata dal vescovo ai fedeli [...].

La cappella, come mi è stato detto, non è quella del seminario ma è quella del complesso che ospita anche un dormitorio universitario dedicato al beato Giuseppe Toniolo. Personalmente non ho mai visto cappella più brutta. Non saprei come descriverla, da quanto è brutta, c’è persino l’ambone che sembra una biga romana e un crocifisso, sul muro, che sembra di un uomo “spaventato”. Per non parlare dell’altare che, in mezzo alle panche che fanno da anfiteatro – ti pareva – sembra il tavolo per le autopsie dell’ospedale. Ma passiamo alla celebrazione.


La Messa inizia con uno “schitarramento” forte accompagnato dal bongo (suonato da un tipo che non mi sembra italiano) di canti classici del repertorio progressista. Vedo, con sgomento, che i seminaristi – alla Messa vi è solo uno che fa servizio con il diacono – non portano la talare, ma orrendi camici da far sbalordire persino un mons. Ravasi.


Arrivati alla Sede, il Celebrante e gli altri cominciano i salmi dei Vespri di cui non tutti sono abituati a dire, men che meno nella Messa (pratica assai scomoda e sconsigliata perché appesantisce il tutto, meno male che i progressisti sono quelli del “sobrio”). Seguono le letture, il Vangelo e l’omelia. [...].


La Messa prosegue abbastanza normalmente – nella norma, niente di eccezionalmente eretico ma neanche niente di eccezionalmente ortodosso – anche se ho notato una certa velocità nel recitare il canone (a differenza dell’omelia) e una strana simpatia per la Preghiera Eucaristica V, ma nulla di particolare.


Al momento della Santa Comunione avviene l’imprevisto, l’incredibile, il deprecabile. Il “celebrante” invita i presenti, chierici e laici, a prendere la Sacra Particola così: “La Comunione la si prende sotto le due specie: prima con il Pane e poi col Vino. Voi dovete da me prendere l’Ostia consacrata e poi intingerla nel calice che tiene il diacono”. Rimango allibito dalle sue parole, non ho mai visto una cosa simile! A parte il fatto che la folla è enorme e il rischio di far cadere le Particole che si tengono in mano è grande, c’è anche gente che va al posto con la propria Particola che “gronda”, scusate il termine, del Sangue di Cristo e si mette a consumarla lì seduto. È possibile ricevere la Santa Comunione come al self service? È mai possibile che questo modo informe e spregiudicato di concepire il Sacro sia così forte nella nostra Chiesa? Me ne vado sconsolato, pensando a quei giovani che un giorno diventeranno sacerdoti.


LETTERA FIRMATA


Uno dei più grande liturgisti italiani, il teologo monsignor Nicola Bux, ripete continuamente che abbiamo perduto il senso del sacro. E il senso del ridicolo, aggiungo io.




http://www.papalepapale.com/strega/  10 marzo 2013