lunedì 26 novembre 2012

Il mistero della stoltezza






di Padre Giovanni Cavalcoli, OP

​Il mistero è una dottrina o un fatto, di cui si sa che deve avere un motivo o una ragione, ma di cui però si ignora tale motivo o tale ragione. Esistono misteri naturali o umani e misteri divini o soprannaturali. Del mistero naturale è possibile capire la ragione. Per esempio, viene commesso un delitto, ma l’autore sul momento resta misterioso. Si fanno indagini e si viene a scoprire l’assassino e a sapere perché ha ucciso. Qui il mistero è svelato e non c’è nient’altro da sapere.

​Invece i misteri divini che ci rivela Cristo, benché da Lui rivelati, restano misteri, in quanto Cristo, mediante parabole, simboli o paragoni, ci fa capire qualcosa, ma lasciando un margine infinito di mistero per il fatto che trattandosi appunto di misteri divini e poiché per comprenderli occorre una Ragione divina, noi, avendo una ragione limitata, non possiamo e non potremo mai comprendere, nemmeno in paradiso la loro infinita ragione, in quanto comprensibili solo all’infinita Ragione divina.

​A tal riguardo occorre fare attenzione a non credere, come fanno alcuni, soprattutto i protestanti, che il mistero cristiano o di fede sia uno “scandalo” per la ragione, sia un qualcosa di irrazionale, di impossibile o di assurdo (“credo quia absurdum”). Questa idea è assolutamente falsa ed anzi eretica. Se S.Paolo parla di “scandalo della croce” (Gal 5,11), evidentemente non si tratta di scandalo in se stesso, ma agli occhi di quegli stolti che rifiutano il mistero e la sapienza della croce.

​Il mistero divino tiene effettivamente in qualche modo lontana da sé la nostra ragione, non però per spaventarla o umiliarla, come qualcosa che le ripugnasse o la contrastasse o la offendesse, ma solo per ricordare alla nostra ragione la sua limitatezza da una parte e dall’altra l’infinita sublimità del mistero e per incutere nella nostra ragione e nella nostra volontà quella riverenza e quel sacro timore che ci evita la tentazione o la presunzione di profanare o voler capire totalmente, fino in fondo, il mistero.

​Viceversa Cristo ci parla con parole umane, spesso molto semplici, dei segreti del Padre, proprio perché vuole renderci partecipi della Conoscenza che il Padre ha di Se Stesso, Conoscenza o Idea che non è altro che il Logos divino, il Figlio Gesù Cristo Verbo incarnato e Redentore dell’uomo. Dio, illuminandoci con le verità di fede, vuole renderci partecipi di quello Sguardo divino che Egli ha e che Egli stesso è (il Logos) nei suoi stessi confronti. Lo stoltezza, come peccato, è il rifiuto volontario di essere illuminati da questo Sguardo.
​La stoltezza, soprattutto nelle cose divine, è un mistero, così come la sapienza è un mistero. Tutto ciò che tocca Dio, sia per accoglierlo che per rifiutarlo, è un mistero comprensibile solo alla luce della fede. E in fin dei conti è un mistero comprensibile solo da Dio. Così S.Paolo parla di “mistero della pietà” (I Tm 3,16) e di “mistero dell’iniquità” (II Ts 2,7). Esiste un mistero del bene e un mistero del male, un mistero della giustizia e un mistero del peccato. Un mistero della sapienza e un mistero della stoltezza.

​Perché alcuni scelgono Dio ed altri lo rifiutano? Perché alcuni si salvano ed altri si dannano? Non lo sappiamo. S.Agostino dice a proposito del mistero della predestinazione, che è quell’atto col quale Dio salva: noli iudicare si non vis errare: non giudicare se non vuoi sbagliare. Neppure io so fino in fondo perché a volte agisco bene ed altre volte pecco.

​Certo qui sono io a decidere, per cui so fino a un certo punto perché ho commesso quella data azione. Ma non riesco a capire la ragione profonda di questo mio passare dal bene al male e dal male al bene, perché qui entra in gioco anche il mistero dell’azione divina nei miei riguardi. E’ il mistero del rapporto della grazia col libero arbitrio, che fu un tempo tanto studiato dai grandi teologi domenicani. So che è Dio che mi fa pentire e mi perdona e che il peccato è solo colpa mia. Ma resta il mistero ancora più profondo, impenetrabile, del perché Dio salva alcuni e non tutti, benché chi non si salva, non si salva altro che per colpa sua, perché Dio offre a tutti la possibilità di salvarsi.

​Così ci siamo introdotti al nostro argomento. Uno dei temi fondamentali della Sacra Scrittura e in generale delle grandi religioni e filosofie dell’umanità è il confronto fra la sapienza e la stoltezza. Un fine fondamentale della Bibbia e della rivelazione cristiana è quello di guidare l’uomo alla sapienza facendogli evitare la stoltezza o correggendolo dalla stoltezza, o, come si esprime l’Apostolo S.Giovanni, di guidare gli uomini “dalle tenebre alla luce”.

​Ma vediamo subito che cosa s’intende per sapienza e che cosa per stoltezza. La sapienza è una virtù eccelsa della mente, per la quale essa è sensibile ai massimi valori del pensiero e dell’azione, si pone alla loro ricerca e valuta tutto alla loro luce, al fine di una vita felice.

​La stoltezza ovviamente è il contrario: è un’ottusità mentale – quella che la Bibbia chiama “durezza di cuore” – volontaria o involontaria, per la quale il soggetto è sordo e cieco davanti ai massimi valori, per cui non li capisce, non gl’interessano, non si cura di cercarli o coltivarli, ma resta impigliato e intrappolato nel godimento di piaceri puramente terreni, in una serie di cose inutili, meschine o dannose che gli impediscono la vera felicità, senza per nulla elevare lo sguardo ai valori della morale, della religione, della fede, della metafisica, della teologia o della spiritualità.

​Lo stolto è come un cagnolino che trotterellando in piazza S.Pietro a Roma, non si cura affatto di ammirare la stupenda bellezza della facciata della Basilica, ma è tutto occupato ad annusare le cicche di sigaretta e gli escrementi o le pisciatine degli altri cani che trova per terra o sull’angolo di una colonna del colonnato. Un cane può essere scusato, ma non un essere umano, giusta l’avvertimento del sommo Poeta: “Fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e conoscenza”.

​Ovviamente ci sono esseri umani che sono scusati: gli embrioni, i feti, i minori, i dementi, coloro che sono privi non per loro colpa, delle basi della più elementare educazione umana. Certamente la sapienza è un’alta virtù che normalmente si acquista con lo studio, col tempo e con l’esercizio delle altre virtù. Oltre a ciò essa può richiedere nel soggetto speciali attitudini che non tutti, pur essendo persone normali ed intelligenti, posseggono. Tuttavia tutti, come ci invitano la Scrittura e le più grandi religioni dell’umanità, siamo invitati a cercare la sapienza.

​Come mai così pochi sembrano cercare questa sapienza e tanti hanno la mente immersa in sciocchezze, banalità, stupidaggini, per non dire pensieri ed intenzioni malvagi? E questo in un’Europa fecondata da molti secoli di cristianesimo. Come mai valori che di per sé dovrebbero essere intuitivi e certissimi, dovrebbero essere avvertiti come vitali, perché patrimonio comune dell’umanità e quindi oggettivi ed universali, son così spesso ignorati, negati o fraintesi? Come si può vivere senza il rispetto per quei valori? Che vita è? Come mai tante persone ai santi preferiscono certi personaggi sciocchi ed insulsi, per non dire empi e bestemmiatori degli spettacoli televisivi?

​Come mai a saggi come un Platone, un Aristotele, un S.Agostino, un S.Tommaso, tanti anche in ambienti accademici, scientifici e filosofici, preferiscono rozze ed arcaiche dottrine, teorie strampalate, sapientoni pieni di se stessi, manipolatori delle coscienze, astuti impostori, falsi profeti, esaltati riformatori del mondo, materialisti che non vedono al di là del proprio naso?

​Come si spiega che il cristianesimo, in particolare il cattolicesimo, che da duemila anni è luce del mondo, divina scuola di sapienza e di virtù, guida alla vera felicità, saggio riformatore dei costumi corrotti, consolatore degli afflitti e dei poveri, instancabile promotore della giustizia e della dignità dell’uomo, fautore di pace universale, continui ancora ad essere così incompreso ed osteggiato da culture e civiltà che pure non sono affatto prive di valori?

​Se c’è stato nella storia un uomo che più di tutti gli altri ha dato persuasiva testimonianza di essere mandato da Dio per la salvezza dell’umanità, questi è Gesù Cristo. E perché allora, dopo due millenni dalla sua esistenza terrena e nonostante il bene che la sua Chiesa ha fatto all’umanità, Cristo continua ad essere ignorato, frainteso, calunniato, disprezzato, bestemmiato ed osteggiato da tanti che gli preferiscono personaggi che sì, possono avere qualità umane, ma che di fatto gli restano infinitamente al di sotto, quando non sono maestri di menzogna e di vizio morale?

​Quanto alla sapienza e alla stoltezza, si parla poco, anche tra noi cattolici, della sapienza, ed ancor meno della stoltezza. Eppure quest’ultima è un vizio grave e pericoloso, del quale forse molti oggi non si rendono conto, distratti come sono o frastornati da ciarlatani o dalle cose di questo mondo o da una cultura vana e superficiale. Vi sono inoltre, anche tra i dotti, forme di falsa sapienza, che praticamente è stoltezza, sicché molti restano ingannati, credono di salire alle stelle della più alta genialità (vedi il fenomeno dello gnosticismo), e invece scendono nell’inferno.

​La sapienza e la stoltezza toccano sia l’ordine della ragione che quello della fede. La questione dell’esistenza di Dio, per esempio, è questione di saggezza naturale ovvero di saper ragionar bene, il che vuol dire, partendo dalla considerazione dell’effetto, ricavare da questo effetto (il mondo) la causa sufficiente (Dio), applicando il principio di causalità che è uno dei princìpi primi della ragione. Così la Bibbia chiama “stolto” l’ateo (Sal 14,1; 53,2).

​La stessa sapienza cristiana, come ci fa notare S.Paolo, sembra stoltezza agli occhi del mondo e dei sapienti di questo mondo. Ma questa sapienza mondana, continua l’Apostolo, è follia agli occhi di Dio e la vera sapienza è quella della Croce di Cristo: il Logos tu staurù: la “ragione” o poteremmo dire la “logica” della croce” (I Cor 1,18), di quel Cristo nel quale “sono nascosti tutti i tesori della scienza e della sapienza” (Col 2,3).

​ Benché anche la stoltezza, così come la sapienza restino, come ho detto sopra, un mistero,vediamo comunque di dir qualcosa delle cause della stoltezza e dei suoi rimedi. In linea di principio il lettore avrà già capito che la via della sapienza è esattamente l’opposto della via della stoltezza, per cui per raggiungere quella occorre fare esattamente il contrario di ciò che porta invece a questa.

​C’è però questa differenza tra sapienza e stoltezza, che mentre oltre alla sapienza naturale, comunemente detta “filosofia” (“amore per la sapienza”), esiste anche una sapienza soprannaturale, fondata sulla fede e che si perfeziona col dono della sapienza, che è uno dei sette doni dello Spirito Santo, non esiste evidentemente una stoltezza soprannaturale. Sarebbe una bestemmia il solo pensarlo, giacché vorrebbe dire che sia Dio stesso a spingerci alla stoltezza, così come non esiste una predestinazione all’inferno (è questa un’eresia esplicitamente condannata dalla Chiesa), ma esiste solo una predestinazione al paradiso.

​Semmai esiste un’apparente e falsa sapienza divina, caratterizzata dallo gnosticismo, dalla teosofia, dall’esoterismo, dallo spiritismo, dall’ermetismo, dalla magia, dai culti misteriosofici pagani o comunque da certe filosofie, come l’hegelismo e simili, che pretendono in fatto di teologia di saperne di più della Chiesa cattolica e di racchiudere l’essenza divina nei limiti della concettualizzazione o dell’esperienza umana.

​Ma qui facilmente può inserirsi l’azione di Satana, sempre desideroso di approfittare di quegli spiriti superbi che al fine di emergere sugli altri vogliono raggiungere un sapere superiore a quello che è consentito all’uomo. In tal senso S.Giacomo parla di una “sapienza diabolica” (Gc 3,15), che occorre scoprire con attento discernimento e alla quale evidentemente corrisponde una stoltezza ispirata dal diavolo.

​Gli stolti di questo genere, a causa della loro superbia ed ostinazione, sono i meno correggibili. E se alla stoltezza corrisponde la superbia, è chiaro che si rimedia alla stoltezza con la sapienza, la quale si raggiunge con l’umiltà: il timore del Signore, come insegna più volte la Bibbia, è l’“inizio della sapienza”. Inoltre è segno di sapienza il lasciarsi correggere da chi ne sa più di noi.

​S.Tommaso, seguendo qui l’etica platonica, presente nei Padri della Chiesa, assegna alla lussuria la causa principale della stoltezza. E ciò per la nota ragione che nel platonismo l’incentiva maggiore al peccato verrebbe dalla corporeità e quindi dalle passioni del corpo. Naturalmente non si deve negare che una delle cause della stoltezza è la schiavitù delle passioni, ed essendo il piacere sessuale quello che, soprattutto nei giovani, dà maggior soddisfazione, è vero che chi non si controlla in questo campo perde interesse alle cose spirituali e finisce col vivere come una bestia.

​Tuttavia, se noi consideriamo attentamente l’insegnamento della Scrittura, scopriremo che le cause più profonde della stoltezza, ovvero della falsa sapienza, non sono carnali, ma spirituali. Pensiamo solo ai nemici di Gesù, circa i quali non c’è da dubitate che, al di là della loro apparente sapienza o pietà e del fatto che essi fossero convinti di “vedere”, in realtà, come Gesù stesso dice, erano dei grandi stolti e dei ciechi totali.
​Ma questo perché? Non risulta, dai racconti evangelici, che essi fossero pubblicamente dei pedofili, degli adulteri o dei frequentati di prostitute. D’altra parte non c’è dubbio che perseguitare Cristo è segno di stoltezza. Dunque la loro stoltezza proveniva da altre cause (a parte la loro ben nota avarizia), che appunto erano spirituali e potremmo dire diaboliche, dato che, come è noto, il diavolo è puro spirito.
​Come infatti alla presenza fisica e quotidiana del Figlio di Dio, con tutti i suoi miracoli, le sue opere, la sua divina sapienza, essi abbiano potuto restare non solo insensibili, ma addirittura diventare nemici, fino al punto di mandarlo sulla croce come empio e bestemmiatore, resta un enorme mistero.

​Come si spiega un’assurdità del genere, se non per un influsso di Satana che potenziò non tanto le passioni sessuali, quanto piuttosto i vizi spirituali, come l’invidia, la rivalità, la volontà di dominare le coscienze, di emergere e di comandare, la presunzione, la superbia, la gelosia, l’odio, l’empietà e l’ipocrisia?
​D’altra pare è del tutto evidente, anzi, come è noto dai racconti evangelici, che persone schiave del sesso, ma pentite, sono accolte da Gesù con grande amore e in ciò esse dimostrano evidentemente un’alta sapienza.

​Siamo dunque davanti ad un grande mistero. E ciò è segno della stessa dignità della persona umana, la quale non funziona bene o male come un computer o un’automobile, per i quali, al fine di spiegare il loro buono o cattivo funzionamento, basta considerare le leggi fisiche che sono alla base di quanto in essi succede. Nel caso invece della persona umana, siamo davanti ad una specie di abisso insondabile, come dice il Salmo: “L’abisso chiama l’abisso” (Sal 42,8), ossia il rapporto tra l’abisso finito dello spirito umano ed angelico da una parte e dall’altra l’Abisso Infinito dello Spirito di Dio.


Libertà e Persona   26 novembre 2012

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