mercoledì 5 settembre 2012

O bellezza antica e sempre nuova. Una riflessione sull'architettura sacramentale



Auguste & Gustave Perret, Notre Dame de la Consolation (Raincy, Francia) 



"La questione oggi è come esprimere al meglio quei rapporti ineffabili che erano codificati nell'architettura tradizionale. Gli stili che formavano la memoria dell'architettura cattolica sono un ricco tesoro di fonti d'architettura da cui prendere ispirazione"



di Steven Schloeder

La storia dell'architettura sacra cattolica, almeno per i primi 1900 anni, verteva sulla questione di come esprimere qualcosa ben al di là delle parole, ben al di là di quasiasi struttura simbolica, ben al di là della nostra immaginazione. "Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì ..." (1 Cor. 2,9).
Ciò fa sorgere subito la domanda di come la realtà immateriale, cioè le cose spirituali, può raggiungere noi che viviamo nel mondo. Conosciamo il mondo attorno a noi primariamente attraverso i sensi e il pensiero razionale (la creazione di rapporti su connessioni parallele). Ma il cuore del cattolicesimo è immerso nella immaterialità - in Dio e nelle realtà celesti. Ci insegna infatti la Chiesa, "Le cose appartenenti al culto sacro devono significare e simbolizzare le realtà soprannaturali" (Sacrosanctum Concilium, n. 122). In che modo si compie dunque il processo?


Distinzione sacramentale

Probabilmente, la differenza sostanziale che distingue il cattolicesimo (e le altre Chiese apostoliche) da tutti gli altri rami del cristianesimo e dalle religioni, è il "principio sacramentale". Noi, esseri umani, composti di corpo e anima, ci accostiamo a Dio esattamente con la nostra umanità in un mondo profondamente materiale.
E' attraverso il mondo materiale, e non malgrado il mondo materiale, che entriamo in contatto con le realtà spirituali. Per disegno divino, tutta la creazione materiale è, per usare una frase di Dionigi l'Aeropagita, una "teofania" che ci rivela Dio. E' attraverso il mondo materiale che Dio ci dà la grazia di vivere in amorosa comunione con il Suo amato Figlio: il pane e vino fisici che ci nutrono nel corpo e sangue di Cristo, l'acqua che ci lava fisicamente e spiritualmente nel battesimo, il dono di sé nell'amore sponsale che è un'attiva partecipazione all'amore divino nel sacramento del Matrimonio. E' questa realtà sacramentale che ci obbliga ad aver cura dei bisognosi, secondo le parole di Gesù: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt. 25, 40).

In tutte le Scritture vediamo che è attraverso il mondo materiale che noi partecipiamo alla vita spirituale. Dio parla all'umanità sia con le parole che con i simboli: le figure, il inguaggio dei sogni, la Legge, le direttive, le parabole, le analogie, le metafore, l'immaginazione fantastica, il linguaggio visionario, la disposizione e i gesti della liturgia, e così via. Dio comunica con l'umanità in un modo che le è comprensibile, mediante cose materiali conoscibili ai sensi: il sogno di Giacobbe, i tre visitatori alla quercia di Mamre, il roveto ardente, la colonna di fuoco e l'arca nel tabernacolo del deserto, la gloria del Tempio, e nel modo più perfetto che è l'Incarnazione. Gesù stesso ha fatto uso di parabole e metafore per spiegare il Regno di Dio (anch'esso metafora), e gli scrittori ispirati del Nuovo Testamento hanno sviluppato una serie di metafore primarie e correlate per spiegare la 'ecclesia'.


Tre temi sostanziali

Mentre ci sono molte immagini per spiegare e capire il nostro rapporto con Dio nella Chiesa (il seme di senape, l'immagine coniugale, gli otri di vino, il pastore e il suo gregge, ecc.), le tre metafore primarie riguardano ognuna l'esperienza più fondamentale e fondativa della condizione umana: la corporalità, la dimora e la comunità. In parole più semplici: il corpo, il tempio e la città. Questi tre temi sono profondamente intrecciati.

Il corpo è una sorta di casa, casa per l'anima. La casa è un rifugio, un 'santuario' che protegge dagli elementi, dagli animali e dai predatori. Questa esigenza umana di avere un rifugio precede e perfino informa la religione. Perciò il tempio è una sorta di casa, casa per gli dei; e la casa primitiva era intrinsecamente un luogo religioso dedicato alla religione familiare di culto degli antenati. Le indagini archeologiche dimostrano che i primi templi, i templi di terra a Malta risalenti al neolitico, esprimono simbolicamente il corpo femminile, e le ricerche di Schwaller de Lubicz portano a un misterioso parallelo tra lo scheletro umano e l'antico tempio egizio. Era con tale profonda e tuttavia oscura comprensione che Gesù potè annunciare che il suo corpo era il vero tempio, e san Paolo potè paragonare il corpo di Cristo alla Chiesa. Similarmente, la città è una casa ingrandita, nei tempi primitivi era come la casa della tribù, il 'corpo politico'. Vi abitava il re come anche gli dei. Le città primitive erano spesso città-palazzo e città-tempio, come Ninive e Gerusalemme. La Chiesa in questo senso, è una città in cui dimora il vero Dio.


Perdita e recupero

Questo vocabolario architetturale è stato ampiamente accantonato nel corso del XX secolo. La perdita, o rigetto, di questo linguaggio ha coinciso con una perdita di significato e di vitalità nell'architettura sacra. Le chiese del secolo scorso tendono ad essere austere e aniconiche, espressive di un approccio funzionalistico all'architettura che, in quel tempo, era considerato la risposta appropriata al Concilio Vaticano II per parlare agli uomini e alle donne di quegli anni.

Senza commentare la miriade di forze culturali che hanno contribuito alla perdita di questo linguaggio, vale la pena notare che gli stili d'architettura storici e le forme di architettura che hanno generato, hanno creato il senso di 'memoria culturale' con cui noi comprendiamo la "chiesa" come forma costruita. Al funzionalismo, che cerca di produrre architettura mediante l'espressione di rapporti materiali funzionali nell'edificio, non interessa il significato simbolico, le forme storiche, il linguaggio comunemente inteso, o le 'tipologie formali' con le quali la 'memoria culturale' viene trasmessa e ricevuta.

Ecco perché il funzionalismo architetturale, o l'imparentato riduzionismo liturgico, non possono servire né la liturgia cattolica né l'edificio chiesa quale segno sacramentale. Un approccio meramente algebrico ai simboli liturgici li svuota della loro vitalità. I simboli sacramentali sono per forza complessi, plurivalenti, stratificati e perfino talvolta apertamente contraddittori. Inoltre, la complessità della persona umana e delle dinamiche di comunità della liturgia, richiedono un'architettura più ricca che ci impegni nella pienezza del nostro essere: corpo e anima, volontà e intelletto, passioni, appetiti ed emozioni, sensi, memoria e immaginazione, la nostra capacità di meraviglia, di letizia e di stupore.

In breve, questo è un appello per un ritorno e un recupero di un'architettura ricca, complessa e simbolica. Non è una questione stilistica, come se costruire ex novo dei templi gotici o neorinascimentali potesse rispondere alla visione del Concilio Vaticano II. Ma è una questione sacramentale: come creare chiese contemporanee che siano di aiuto a comprendere il nostro posto nel corpo di Cristo, come 'pietre vive' nel Tempio dello Spirito santo, e come cittadini della Gerusalemme celeste.


La sfida attuale

E' tipico oggi che le parrocchie vogliano "chiese cattoliche che sembrino chiese cattoliche". Ma progettare semplicemente chiese neogotiche o allestire spazi modernisti centralizzati in fantasiosi vestiti da ballo, non è la risposta. La sfida per gli architetti liturgici di oggi è come comunicare il significato dietro alle forme di architettura tradizionali senza scimmiottare quegli elementi formali che costituiscono lo "stile".
Ogni architetto troverà la propria espressione di quanto ciò signifca; ogni progetto indicherà la sua soluzione in riferimento al bilancio, alla regione, al tipo di linguaggio dell'architettura, al contesto del luogo, alle attese della comunità, alla demografia, al programma, e così via.

La storia dell'architettura cattolica insegna che questi temi centrali di corpo, tempio e città hanno infiammato l'immaginazione di architetti e costruttori di ogni epoca. Si consideri la basilica imperiale nell'età patristica, l'immagine della "città di vetro" nel Medio Evo, il ritorno del tempio greco-romano nel Rinascimento, l'immagine del corpo e l'espressione del tempio di Salomone nel XVIII secolo. Il barocco, le chiese fantastiche dell'età del rococò, perfino le icone dell'architettura moderna, come Notre-Dame du Raincy di Auguste Perret, dimostrano il perdurare di questi temi.

Comunque, questi temi troveranno sempre un'espressione contemporanea. In parole povere, noi non siamo più patristici, o medievali, o pensatori del Rinascimento; la nostra esperienza del mondo e i nostri materiali di costruzione, metodi e sistemi sono contemporanei. Non che la nostra architettura debba riflettere questa realtà, ma che non possa che riflettere questa realtà. Inoltre, non ha senso che i documenti del Concilio Vaticano II o le riflessioni del movimento liturgico della metà del XX secolo, siano interpretati come un appello di ritorno al passato di per sé. Un ritorno alle fonti è certamente un appello al ritorno delle fondamenta teologiche della liturgia dall'antichità in poi, ma non un ritorno stilistico.

La questione per l'architetto liturgico di oggi è come esprimere al meglio quei rapporti ineffabili che erano codificati nell'architettura tradizionale, che non ha nulla a che fare con lo stile. Gli stili che formavano la memoria dell'architettura cattolica sono un ricco tesoro di fonti d'architettura da cui prendere ispirazione, ma sarebbe un errore concentrarsi sullo stile e trascurare le idee teologiche di fondo che gli architetti e i costruttori di quegli stili cercavano di esprimere. (...)

L'idea dell'edificio chiesa "che significhi e simboleggi le realtà soprannaturali" è stata largamente perduta a metà del secolo scorso. Ma i temi scritturali della Ecclesia - corpo, tempio e città - sono perdurati proprio perché essi sono talmente essenziali alla nostra comprensione della condizone umana. Nella storia dell'architettura cattolica questi temi hanno infiammato l'immaginazione di costruttori e architetti di tutti i tempi. Oggi possono continuare ad ispirare gli architetti contemporanei e commuovere il cuore e la mente dei fedeli rispondendo al crescente desiderio di costruire di nuovo chiese giungano al di là del funzionale, al di là dello stilistico, per una vera architettura sacramentale.

www.officialcatholicdirectory.com/special-feature-article/sacramental-architecture.html
Trad. it. a cura di D. Giorgio Rizzieri
da Diocesi di Porto Santa Rufina

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