martedì 19 giugno 2012

La Liturgia mi aiuta a conformare la mia vita interiore a quella di Gesù Cristo







 «L'anima di ogni apostolato»


di Dom Jean-Baptiste Gustave Chautard

 Umiltà perfetta.
 Nel venire in questo mondo, o Signore, Voi diceste: "Padre, eccomi pronto a compiere la vostra volontà" (Eb. 10, 5-7). Nel Vangelo ricordate spesso che tutta la vostra vita intima si riassume nell'incessante desiderio di piacere in ogni cosa al Padre vostro.

Obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil. 2, 8), siete la stessa obbedienza, o Gesù. Ed anche ora obbedite ai vostri sacerdoti, poiché alla loro parola voi discendete sulla terra: "il Signore ha obbedito alla voce di un uomo" (Gios. 10, 14). A quale scuola mi mette la Liturgia per farmi imitare la vostra sottomissione, se il mio cuore aderisce ai minimi riti con il desiderio di formarsi allo spirito di dipendenza da Dio, doma senza debolezze questo "io" avido di libertà, e piega il mio giudizio e la mia volontà, che sono sempre portati a non imitare quello spirito fondamentale che Voi, o mio Gesù, siete venuto ad insegnare con i vostri esempi, ossia il culto della divina volontà! Ogni volta che costringo la mia personalità a cancellarsi per obbedire alla Chiesa come a Voi stesso, quale esercizio prezioso per la formazione dell'anima mia! E quando dovrò piegare il mio orgoglio nelle circostanze più difficili, quali effetti produrrà questa fedeltà alle minime prescrizioni delle rubriche!

Ma c'è di più. Ricordandomi la certezza della vostra vita in me e la necessità della vostra grazia per formulare meritoriamente anche un solo pensiero, la Liturgia combatte quella presunzione e quello spirito di sufficienza che potrebbero distruggere l'intera mia vita interiore. Le parole "per Dominum nostrum", che concludono quasi tutte le preghiere liturgiche, mi ricordano, qualora lo dimentichi, che da solo non posso far nulla, assolutamente nulla, se non peccare o compiere atti senza merito. Tutto m'infonde la necessità di ricorrere con frequenza a Voi; tutto mi ripete che Voi esigete da me questo ricorso supplichevole, affinché la mia vita non devii verso miraggi ingannatori.

 Mediante la Liturgia, la Chiesa insiste con sollecitudine per persuadere i suoi figli della necessità della supplica; fa della Liturgia una vera scuola di preghiera e perciò di umiltà. Con le sue formule, con i Sacramenti e i sacramentali, essa m'insegna che tutto mi viene dal vostro prezioso Sangue, e che il grande mezzo per raccoglierne i frutti è quello di unirmi con umile preghiera al vostro ardente desiderio di applicarceli.

 O Gesù, fate che io approfitti di queste continue lezioni, per accrescere il vivissimo sentimento della mia piccolezza e per convincermi che, in quell'Ostia che è il vostro Corpo mistico, io non sono che un'umile particella e che, nell'immenso concerto di lodi che voi dirigete, io non sono che una debole voce. Fate pure che, grazie alla Liturgia, io capisca sempre meglio che soltanto per mezzo dell'umiltà posso rendere sempre più pura questa particella e sempre più limpida questa voce.

 Carità universale.
 Il vostro Cuore, o Gesù, ha esteso a tutti gli uomini la sua missione redentrice. Al sitio che voi gridaste al mondo spirando e che continuate a far sentire dall'Altare, dal Tabernacolo e persino dal seno della vostra gloria, deve corrispondere nell'anima, anche in quella del semplice cristiano, un vivo desiderio di prodigarsi per i fratelli, una sete ardente per la salute di tutti gli uomini e per la diffusione del Vangelo, un grande zelo per favorire le vocazioni sacerdotali e religiose, e insistenti preghiere perché i cristiani comprendano l'estensione dei loro doveri e le anime consacrate la necessità della vita loro interiore. Ma tali desideri devono infiammare ben di più l'anima dei vostri ministri: a loro i riti ricordano che hanno ricevuto da Voi un posto d'onore nel vostro Corpo mistico, affinché v'incorporino il maggior numero possibile di anime; ricordano che sono corredentori e mediatori, i quali devono piangere "tra il vestibolo e l'altare" (Gl. 2, 17) i peccati del mondo, e devono santificarsi non solo per se stessi, ma anche per poter santificare gli altri, formare, istruire e guidare le anime e far circolare in esse la vostra vita: "Io santifico me stesso, affinché anch'essi siano santificati" (Gv. 17, 19).

 O santa Chiesa del Redentore, Madre di tutti i miei fratelli vostri figli, come si può vivere della vostra Liturgia senza partecipare agli slanci provati dal Cuore del vostro Sposo divino per la salute delle sue creature e per la liberazione delle anime che gemono nel Purgatorio? È vero che io beneficio di una parte privilegiata dei frutti della Messa che celebro e del Breviario che recito. Ma Voi volete che la parte principale vada innanzitutto all'insieme delle anime di cui siete sollecita: "... che Ti offriamo per la tua santa Chiesa cattolica".

Voi usate mille mezzi per dilatare il mio cuore e per conformare la mia vita interiore a quella di Gesù. O amata vita liturgica, accrescete il mio filiale amore per la Santa Chiesa e per il Padre comune dei fedeli. Rendetemi più devoto e più sottomesso ai miei superiori gerarchici e più unito a tutte le loro sollecitudini. Aiutatemi a non dimenticare che Gesù vive in ognuno di coloro con i quali io sono in contatto quotidiano e che Egli li porta nel suo cuore. Fate che io irraggi su di loro indulgenza, sostegno, pazienza e premura, in modo da riflettere la mansuetudine del dolce Salvatore. Mantenetemi nella convinzione che io non posso andare in Cielo se non per mezzo della Croce; che le mie lodi, le mie adorazioni, i miei sacrifici e tutti gli altri atti non hanno valore per il Cielo se non in virtù del Sangue di Gesù; che questo Cielo debbo guadagnarmelo in collaborazione con tutti i cristiani, poiché è con tutti gli eletti che dovrò godermelo continuando con loro, per mezzo di Gesù e per tutta l'eternità, il concerto di lodi al quale sono già associato qui sulla terra.


Fonte: Pistoia Sant'Ignazio Di Loyola   19 giugno 2012

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