venerdì 25 novembre 2011

La venerazione delle reliquie: il bisogno di vedere e toccare il divino





La sorpresa di chi non ci vuol credere

Qualche giorno fa ho fatto un post a proposito dell'esposizione in Russia della "cintura della Vergine Maria" conservata sul monte Athos. Ora se ne stanno occupando le agenzie di notizie mondiali, come la Reuters. Non si aspettavano niente di simile a quello che stanno vedendo nella ex-atea e miscredente URSS. C'è chi aveva deciso che queste cose non possono più succedere, che la religione non attira, che il secolarismo è inarrestabile e che le chiese devono evolvere, ecc., ecc. Ma "contra factum non valet argumentum".

Le reazioni di più d'un "uomo di chiesa" - ma non le scrivono nei commenti dei blog - sono state alquanto negative e stizzite, del tipo: "ancora con queste storie medievali!", oppure: "mi meraviglio che si perda tempo con false reliquie", o anche: "è una vergogna mostrare nel 2011 certe cianfrusaglie". Altri arrivano perfino a gridare: "Paganesimo!", proprio adesso, con il clima intriso di dialogo interreligioso e con i cortili pieni di gentili, ci vuol una bella faccia tosta.

Ora, a parte la questione - certo non irrilevante - della provenienza della reliquia della cintura mariana, vogliamo soffermarci sul fenomeno e la sua portata. Nessuno può far finta di non essere impressionato dalle immagini che vi allego. Si tratta delle code chilometriche, fino a 12 ore di attesa, per entrare alla cattedrale ortodossa di Mosca per sfilare accanto alla santa cintura.



Non c'è dubbio - anche per parecchie altre conferme - che il culto delle reliquie sia più vivo che mai, almeno tra cattolici e ortodossi, accomunati da questa "fissazione". Culto sempre da purificare dai suoi eccessi e dalle interessate truffe, ma non da sopprimere o negare. Anche perché antropologicamente insito nella religiosità umana: "Vogliamo vedere il Signore!".


Costatazioni

Certo è comprensibile che gli spiritualisti (o illuministi?) di ogni tempo e latitudine rabbrividiscano al sentir nominare queste "superstizioni". E' triste, però, che molti pastori siano a loro volta contagiati dagli stessi pregiudizi, che altro non fanno se non allontanarli dalla comprensione della povera gente. Perché dei famosi poveri stiamo parlando. Non solo dei poveri di denari, ma dei poveri di cultura, dei poveri di attenzioni, anche di attenzioni pastorali. Quelli che non frequentano i gruppi biblici, perché magari faticano perfino a leggere, eppure hanno una grandissima fiducia in Dio e nei suoi santi. Quelli che - può succedere - non vanno a messa, né frequentano la parrocchia, perché non si trovano a loro agio (come i poveri fatti sedere sugli sgabelli ai piedi dei ricchi, di giacobea memoria...) ma affollano i santuari. Pregano e desiderano "toccare la grazia".



Probabilmente è a loro che pensava Gesù Cristo nell'istituire perfino i sacramenti, "segni sensibili della grazia invisibile". La nostra fede si incarna in una religione che è come un corpo animato. Non so se ricordate l'uomo invisibile del mito cinematografico: lo si poteva "percepire" solo dalle orme lasciate oppure quando si vestiva, paradossalmente ricoprendo la sua invisibilità. Bisogna velare per svelare!

Anche la Parola di Dio deve diventare visibile, e così si fece carne in Gesù. Il Dio che discende, si umilia fino a farsi vedere e udire in gesti e parole umane, accessibili a tutti. Anche ai bambini.



Qualche domanda

A quanti non hanno la flessibilità per piegarsi a dare un bacio alle icone che "disegnano" e illustrano la Parola divina, a quanti non hanno la piccolezza di accarezzare un oggetto anche solo attribuito alla Vergine Maria, ma hanno una "fede adulta" chiediamo: perché non ripensare la pastorale e accettare i dati fenomenici, senza combattere la devozione popolare come un nemico della fede intellettuale, cresciuta ed emancipata?

Perché non ripartire dal bisogno religioso di quanti si sono allontanati dalla Chiesa perché non c'è nessuno che parli sintonizzato sulla loro "lunghezza d'onda", come ama dire il prof. Gallagher dell'Università Gregoriana?

Perché non chiedersi piuttosto: "come mai i santi attirano, e attirano fisicamente, quelli che non si smuovono altrimenti?". Che cosa possiamo fare per far scorrere nei giusti alvei questa religiosità, che se bloccata da sbarramenti inopportuni finisce per tracimare e travolgere anche la ragione - come le acque dei torrenti in piena - e troppo spesso ignorata finisce per trascinare la gente semplice a santuari non riconosciuti e sedicenti santoni visionari?

Non vi pare, continuando la metafora, che nella Chiesa di oggi ci sia una specie di "trascuratezza idrogeologica" a proposito dell'esigenza insita nel cuore umano di una religiosità del popolo troppo spesso "tombinata" da quanti hanno voluto sostituirla con qualcosa di più "alto ed elevato"?
Trascuratezza pericolosa, come ci mostrano i dissesti e gli smottamenti di fede a cui assistiamo da troppo tempo.


Fonte: Cantuale Antonianum

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