sabato 21 gennaio 2017

Sabato 21 gennaio: open day scuola parentale bilingue "Gesù Bambino"







Da: Istituto Bilingue Gesù Bambino <scuolabilinguegb@gmail.com>
15 gennaio 2017
open day scuola parentale


Scuola Parentale Bilingue “Gesù Bambino”

    Maestra prevalente + Maestre madrelingua
    Insegnanti madrelingua d’inglese e di francese
    Alunni molto seguiti (max. 15 per classe)
    Rispetto dei valori cristiani
    Classi già presenti da settembre: I, II e III elementare


Open Day: Sabato 21 gennaio 2017 - ore 15,00

presso la Sede della Scuola: Villa Fonseca, Via di Gricigliano 45, Sieci (Pontassieve - FI)


Informazioni: scuolabilinguegb@gmail.com
Telefono: 348 605 11 27
Pagina Facebook: Scuola Parentale Bilingue Gesù Bambino








venerdì 20 gennaio 2017

Debito, povertà e consumismo: ecco cosa ci porta in dono il super ospite vaticano degli aborti forzati (P. R. Ehrlich)






di Ettore Gotti Tedeschi (20-01-2017)

Il lettore della Nuova BQ sa che per Caino, persino Abele era di troppo e  perciò non necessita ulteriori considerazioni su  come nasce la cultura neomalthusiana. Ma  potrebbe  essergli sfuggito  che, poiché dopo la visita  del più famoso ambientalista americano, Jeffry Sachs, alla Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, è sortita l’Enciclica Laudato sì (sull’ambiente ), potremmo intuire che dopo la visita  del più famoso neomalthusiano americano,  Paul R. Ehrlich, ci si possa aspettare l’Enciclica Non sicut lepores (sulle nascite).

Poiché io, differentemente da Ehrlich, non mi sono fatto sterilizzare dopo il primo figlio (vasectomia), ma di figli ne ho fatti ben 5, che han concorso alla crescita del Pil e oggi (ohimè) contribuiscono con l’8 per mille a sostenere la Cei di Galantino, mi si conceda il diritto di difender le mie scelte dalle “intuizioni” dannosissime  che questo esperto di lepidotteri va propagandando da cinquant’anni, ed ora persino lo fa in Vaticano.

Negli anni ’70 al mondo c’erano 4 miliardi di creature. 2 mld nel cosiddetto mondo ricco e 2 mld in quello meno ricco e povero. Grazie alla diffusione delle dottrine neomalthusiane (con una certa complicità da parte della Chiesa progressista anti Humanae Vitae) il tasso di crescita della popolazione, che era intorno al 4.5% annuo, crolla a zero in pochi anni nel mondo ricco, che  sapeva leggere,  aveva la tv e si preoccupava dei “limiti dello sviluppo”. In quello povero (che non sapeva leggere, non aveva la tv e se ne fregava dei suddetti limiti) continua invece a crescere. Oggi siamo, diciamo 7,5 miliardi, così ripartiti: 5,5 mld nell’ex mondo povero, ora in gran parte molto più ricco e sempre 2 mld nell‘ex mondo ricco, ora molto più povero.

Negli ultimi settant’anni, dal dopoguerra, tutti i modelli di crescita economica, elaborati da grandi economisti quali Keynes, Solow, (il demografo) Sauvy, Schumpeter, sono centrati sulla crescita della popolazione. Non c’è crescita sostenibile e vera se la popolazione non cresce, almeno di una percentuale appena superiore ad un tasso di sostituzione.  Alternativa è la decrescita con tutti i problemi che comporterebbe. La critica a questi modelli di crescita viene da ambienti gnostici (neomalthusiano-ambientalisti) scarsamente scientifici. Questi criticano la crescita economica (e quella della popolazione) perché stimola consumi, distrugge risorse del pianeta e crea disuguaglianze. Dimostreremo in questo articolo che sono proprio queste tesi malthusian-ambientaliste ad aver prodotto questi danni.

Un cenno solo allo strumento statistico da loro utilizzato. Dal punto di vista metodologico il trucco usato da questi signori è lo stesso usato da Malthus nel 1798 e si fonda sull’uso dei rapporti numerici tra crescita del Pil e crescita popolazione. La crescita del Pil è calcolabile per la nazione e procapite. Quella procapite è funzione del rapporto tra crescita Pil nazionale e crescita popolazione nello stesso periodo. Per esempio, crescita PIL nazionale +5% e crescita popolazione +5%, risultato crescita del Pil procapite = 0.  Se la crescita popolazione fosse stata zero, la crescita del Pil procapite sarebbe stata +5%. Se la decrescita popolazione fosse stata del 3%, la crescita del Pil procapite sarebbe stata dell’8%.

Vi faccio un esempio storico di questa manipolazione. Nel 1960, secondo statistiche Onu, il Pil procapite dei paesi ricchi era 26 volte quello dei paesi poveri. Nel 1995 diventa 57 volte! Ma ciò grazie al crollo della crescita della popolazione nei paesi ricchi. Nel 2000 diventa solo 7 volte. E ciò grazie alla crescita economica della Cina e India, ben superiore alla crescita popolazione. L’economista Lester Thurow (e compagni)  ha giocato con queste formule  per decenni, mentre noi (chi la pensava come me) venivamo ignorati. Veniva  tutt’un tratto esaltato invece il nostro amico sopra citato, “auto sterilizzato”  ed esperto di lepidotteri, che di economia non deve aver grande conoscenza.

Vediamo ora, in modo strutturato, il processo di cause-effetto legato al crollo nascite, ma  prima, quale introduzione, vorrei fare una domanda aperta al lettore della Nuova BQ:  Come può crescere il PIL in un area economica matura se la popolazione non cresce? (invito a dimenticare risposte legate alla crescita produttività ed esportazioni). Ma ora vediamo le conseguenze principali delle dottrine intuite dall’esperto in lepidotteri:

-Prima conseguenza: L’invecchiamento popolazione. Il crollo nascite modifica la struttura socioeconomica provocando il fenomeno di invecchiamento della popolazione. Questo fenomeno produce tre conseguenze ulteriori:

Meno giovani che entrano nel ciclo produttivo, meno matrimoni e figli, più vecchi da mantenere.
Effetto invecchiamento popolazione, con crescita proporzionata dei costi fissi (sanità, pensioni etc...) sul PIL, assorbiti da proporzionato aumento delle imposte (in Italia, negli anni ’70 la percentuale “pensionati” era intorno al 10-12%, il peso delle imposte sul Pil era intorno al 25%. Oggi la stessa percentuale è intorno al 20-25 % e il peso imposte intorno o persino superiore al 50%)

La conseguenza del (raddoppio) del peso fiscale per le famiglie e le imprese , ha comportato una proporzionata riduzione consumi e investimenti. Con impatti differenti sui paesi con distinte forze e debolezze specifiche.

-Seconda conseguenza: il consumismo.  A fine anni ’70 appena ci si rende conto che, grazie al crollo nascite, il tasso di crescita delle economie del mondo occidentale  comincia a  crollare  e con lui gli utili delle imprese, si “decide” di compensare detta crescita con la crescita dei consumi individuali (il famoso “consumismo”, che è la risposta alla domanda sopra fatta al lettore) .Questa scelta  ha prodotto  tre conseguenze ulteriori :

Assorbimento dei risparmi utilizzati per crescere i consumi (in Italia, negli anni ’75, i risparmi delle famiglie sul reddito erano superiori al 25%, oggi sono sotto il 5%, con ripresa minima grazie alla crisi e i timori che genera). Con evidenti conseguenze sull’afflusso del risparmio sul sistema bancario, che ha visto ridurre le risorse per fare credito alle imprese  .

Delocalizzazione produttiva in paesi a basso costo, per poter  aver prodotti a basso prezzo per crescere il potere di acquisto e i consumi. La delocalizzazione nei paesi asiatici e la crescita del consumismo ha anche influenzato il fenomeno (supposto) dell’inquinamento ambientale.

Deindustrializzazione del mondo occidentale che si converte in un mondo di consumatori . Successive conseguenze di questo fenomeno  sono poi state: un'ulteriore diminuzione investimenti produttivi e crescita economica, la diminuzione dei posti di lavoro, la diminuzione utili delle imprese e tasse pagate con impatto sulla spesa pubblica (con inizio della fase di “imposte patrimoniali” per compensare).

-Terza conseguenza: il debito. Più cresceva l’effetto invecchiamento della popolazione,  più si doveva inventare come sostenere l’esigenza della crescita PIL, e ciò avvenne sempre più a debito. E’ infatti evidente che la potenza di un paese sta nella crescita PIL. Quando gli Usa comprendono che il loro tasso di crescita sarebbe stato intorno all’1% e quello della Cina al 9%, prendono paura, capiscono che in pochi anni la Cina avrebbe preso il sopravvento nel potere. Una crescita Pil dell’1% annuo raddoppia il Pil in 80anni, una crescita del 9% lo raddoppia in 8 anni. Perciò la crescita del Pil in Usa negli ultimi 10 anni prima del crack (dal 1998 al 2008) è finanziata per quasi il 90% dal debito (non pagato) delle famiglie. In Italia il peso del debito totale sul Pil passa dal 200% del 1998 al 300% del 2008. Esattamente come negli Usa.

-Quarta e ultima conseguenza: è  l’impoverimento e lo squilibrio. Ciò che stiamo vivendo senza saperlo affrontare: crollo del sistema economico finanziario nel mondo occidentale, crollo dei valori mobiliari e immobiliari, riduzione dei consumi nel mondo occidentale e conseguente  riduzione export dai paesi asiatici verso il mondo “consumatore” con rischi di squilibrio socioeconomico, crollo degli acquisti di materie prime, ( al petrolio ai minerali più importanti) verso i paesi emergenti  e conseguente loro difficoltà, inizio dei tentativi di risanamento mal concepiti che provocano i malcontento che genera i cosiddetti “populismi”, il rigetto della nomenclatura responsabile ed i rischi di instabilità politica. ( Brexit ,Trump, etc...), processo di immigrazione incontenibile, cambio ai vertici della Chiesa cattolica, impossibilità di sostenere i costi dell’invecchiamento e necessità di liberalizzare l’eutanasia.

Ehrlich, quale studioso di lepidotteri avrà alibi e  giustificazioni a non finire, ma  un giorno potrebbe  esser  riconosciuto corresponsabile del crollo nascite e crollo crescita economica, della crescita spesa pubblica per invecchiamento e crescita tasse per pagarla, della deindustrializzazione dell’occidente e della mancanza posti di lavoro per i giovani, delle migrazioni incontrollate per compensare il gap di popolazione e degli squilibri politici e infine della scoperta della eutanasia per risanare i bilanci degli stati. Allora, a sua difesa proporrei come attenuante il fatto che si è fatto però sterilizzare…







http://www.lanuovabq.it






giovedì 19 gennaio 2017

NUOVI ORARI MESSE in Rito Romano Antico: Badia di Vaiano calendario febbraio-giugno 2017







La Messa in latino a Vaiano diventa un appuntamento fisso
Da febbraio una celebrazione al mese 
secondo il rito romano antico


Si terrà nella chiesa della Badia di San Salvatore: il primo appuntamento è fissato per sabato 4 febbraio




Vaiano, 11 gennaio 2017 – Una quinta Messa stabile in Rito Antico per la Diocesi di Prato. A partire dal mese di febbraio infatti, nella chiesa della Badia di San Salvatore a Vaiano (piazza Agnolo Firenzuola 15) si terrà stabilmente, a cadenza mensile, la Santa Messa in Rito Romano antico in Latino, celebrata secondo il Messale Romano del 1962. Il primo appuntamento è fissato per sabato 4 febbraio (ore 16): il celebrante sarà il giovane Parroco don Marco Locati, da poco alla guida della storica parrocchia vaianese che ha raccolto l’eredità dell’antico monastero benedettino-vallombrosano, soppresso dalle leggi napoleoniche nel 1808.

Proprio il 13 novembre scorso, per la festa di San Salvatore, titolare dell’antica abbazia, è stata la prima occasione per don Marco Locati di officiare pubblicamente la Messa in rito antico a Vaiano; ad essa sono seguiti altri due appuntamenti, la vigilia dell’Immacolata e il 31 dicembre a cui ha preso parte un buon numero di parrocchiani ma anche persone venute da fuori. La celebrazione è promossa, oltre che dalla parrocchia, dal Museo della Badia di Vaiano, Casa della Memoria dello scrittore e abate Agnolo Firenzuola, e dal suo coordinatore Adriano Rigoli. Proprio il Museo della Badia quest’anno ricorderà il 25° anniversario dalla prima apertura al pubblico, avvenuta il 2 maggio 1992 in occasione degli Itinerari Laurenziani per il V centenario della morte del Magnifico Lorenzo dei Medici.

La liturgia nella forma antica del Rito Romano si configura non solo come un atto di fede, ma anche come un’operazione culturale: tutti gli arredi sacri e le opere d’arte che sono esposti nel Museo della Badia di Vaiano infatti sono stati creati per questa Messa, come in generale la maggior parte dell’arte e della musica sacra. La quinta celebrazione stabile della Messa antica nella Diocesi di Prato è anche un bel modo per festeggiare il decimo anniversario del Motu proprio Summorum Pontificum del Papa Benedetto XVI che ha liberalizzato l’antica liturgia, promulgato il 7 luglio 2007 ed entrato in vigore il 14 settembre dello stesso anno.

Proprio il 14 settembre 2007 il Canonico Don Enrico Bini ha dato avvio alla celebrazione presso la chiesa parrocchiale dello Spirito Santo a Prato (ogni domenica e festivi alle ore 17), a lui ben presto si sono aggiunte la chiesa parrocchiale di Paperino con il Parroco don Carlo Gestri (ogni prima domenica del mese alle ore 16, ogni giovedì alle ore 7.30) e la Messa antica nella chiesa di Santa Cristina a Pimonte, retta dai Padri dell’Oratorio di San Filippo Neri (celebrante don Stefano Bertolini, ogni domenica e festivi alle ore 10). Infine anche Monsignor Vittori Aiazzi ha iniziato ad officiare, anzi ha ricominciato, la Messa in Rito Antico presso la chiesa del Sacro Cuore di Gesù di cui è parroco da oltre 50 anni (ogni primo venerdì del mese alle ore 21). A queste celebrazioni si aggiunge ora quella nella chiesa della Badia di Vaiano: ecco il calendario fino a giugno 2017



Sabato 4 febbraio ore 16 – Messa della vigilia della V domenica dopo l’Epifania
Sabato 4 marzo ore 16 – Messa della vigilia della I domenica di Quaresima
Sabato 22 aprile ore 16 – Messa della vigilia della domenica in Albis
Sabato 20 maggio ore 16 – Messa della vigilia della V domenica dopo Pasqua
Sabato 3 giugno ore 16 – Messa della vigilia di Pentecoste



Le S. Messe sono precedute dalla recita del Santo Rosario (ore 15.30)
Le Sante Messe sono celebrate come prefestive e pertanto sono valide per il precetto festivo



Per informazioni è possibile contattare Adriano Rigoli, coordinatore del Museo della Badia di Vaiano: 328.6938733; adriano.rigoli@gmail.com.





Associazione Nazionale Case della Memoria
L’Associazione Nazionale Case della Memoria mette in rete 61 case museo in 11 regioni italiane (Piemonte, Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Basilicata, Sicilia e Sardegna) che hanno deciso di lavorare insieme a progetti comuni e per promuovere questa forma museale in maniera più incisiva anche in Italia. Abitazioni legate a tanti personaggi della cultura italiana: Dante Alighieri, Giotto, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, Francesco Datini, Leonardo da Vinci, Niccolò Machiavelli, Francesco Cavassa e Emanuele Tapparelli d’Azeglio, Agnolo Firenzuola, Pontormo, Benvenuto Cellini, Filippo Sassetti, Lorenzo Bartolini, Silvio Pellico, John Keats e Percy Bysshe Shelley, Francesco Guerrazzi, Giuseppe Verdi, Elizabeth Barrett e Robert Browning, Pellegrino Artusi, Corrado Arezzo de Spucches e Gaetan Combes de Lestrade, Giosuè Carducci, Sidney Sonnino, Giovanni Pascoli, Giacomo Puccini, Ferruccio Busoni, Maria Montessori, Enrico Caruso, Renato Serra, Giorgio e Isa de Chirico, Antonio Gramsci, Raffaele Bendandi, Piero Bargellini, Enzo Ferrari, Primo Conti, Leonetto Tintori e Elena Berruti, Indro Montanelli, Italo Zetti, Ivan Bruschi, Ilario Fioravanti, Goffredo Parise, Barbara Marini Clarelli e Francesco Santi, Loris Jacopo Bononi, Giorgio Morandi, Sigfrido Bartolini, Venturino Venturi, Luciano Pavarotti, Robert Hawthorn Kitson con Frank William Brangwyn e Daphne Phelps, Elémire Zolla, Toti Scialoja e Gabriella Drudi, Gabriele D’Annunzio (il Vittoriale degli Italiani), Papa Clemente XII, Giacinto Scelsi e Giulio Turci, Filadelfo e Nera Simi, Secondo Casadei, Carlo Levi, Domenico Aiello e Michele Tedesco.


L’Associazione Nazionale Case della Memoria è in Italia l’unica rete museale di case museo di personaggi illustri a livello nazionale e partecipa alla Conferenza Permanente delle Associazioni Museali Italiane di ICOM Italia. Info: www.casedellamemoria.it











mercoledì 18 gennaio 2017

Ettore Gotti Tedeschi: l’immigrazione è una politica per distruggere l’Europa Cristiana





Ettore Gotti Tedeschi

Leggendo giornali nazionali e internazionali, in questi giorni, sono rimasto perplesso. Non solo chi pensa di guidare il mondo sta confondendo fini e mezzi, ma anche cause ed effetti. E lo fa agendo sugli effetti anziché sulle cause. E ciò non avviene solo in politica ed economia, ma anche in materia morale. In politica ed economia è più evidente. Proporrò solo due esempi. Lo sforzo con cui alcuni poteri globali, falliti in tutto, si stanno impegnando per imporre le loro pretese è altissimo ed inquietante. Si vorrebbe impedire al nuovo presidente Usa di modificare gli schemi e i modelli con cui è stato gestito finora il processo di globalizzazione, ridandolo in mano a chi lo ha fatto fallire. Si vorrebbe accelerare l’unione europea creando un sistema bancario comune e un ministero delle Finanze unico perché per gestire una moneta unica ci vuole un governo unico (scoprendolo solo oggi dopo 15 anni?). Ma dandolo in mano a chi ha concorso ad affossare la politica economico finanziaria europea (e in specifico quella italiana) negli ultimi dieci anni almeno.


In materia morale la dimostrazione è più complessa, ma potrebbe esser sintetizzata con la considerazione, oggi piuttosto condivisa all’interno della Chiesa, che per risolvere il problema morale si deve prima risolvere il problema materiale e sociale. Così l’autorità morale rischia di arrivare a cambiare la definizione di ciò che è o no morale.
Su questo tema, riprendo alcune considerazioni di Fabrizio Palenzona riferite a un pezzo precedente di Angelo Panebianco (“Corriere della Sera”, 3 gennaio) sul problema delle ex radici cristiane di un’Europa i cui vertici non vogliono manifestamente che il cattolicesimo esista o perlomeno agisca. Disconoscendo che è proprio per questa ragione che è fallito il processo di globalizzazione e quello di unificazione europeo. La cultura gnostica dominante avviata a fine anni sessanta con il cosiddetto nuovo ordine mondiale e supportata dai teologi progressisti che si impossessano delle conclusioni del Concilio Vaticano II, ha fallito in tutto, ma ha trionfato in un solo obiettivo: relativizzare la fede cattolica e ridimensionare il ruolo della Chiesa.

L’Europa, il suo pensiero forte, la sua fede, le sue idee, hanno guidato il mondo per tanti secoli. Ma era cristiana. I nemici (il nemico, in realtà) del cristianesimo hanno lavorato a lungo per far vacillare la forza dello stesso, ma il vero “grande attacco” non ha quasi neppure cinquant’anni. Il mondo occidentale, e tutto il resto, inizia la sua fase di trasformazione irreversibile circa cinquant’anni fa, grazie alla sostituzione delle radici cristiane con radici gnostiche. Queste, negando la morale cristiana e utilizzando tesi neomaltusiane-ambientaliste, hanno provocato il crollo delle nascite in Occidente, che a sua volta, per sostenere il Pil, ha reso necessario una crescita economica consumistica e sempre più a debito, per realizzare la quale si è deindustrializzato l’Occidente (facendolo solo consumare) e industrializzato l’Oriente (facendolo solo produrre). Anche questa delocalizzazione a scopo consumistico ha prodotto il (supposto) problema ambientale che oggi si propone di far risolvere agli stessi che l’hanno generato.

Ma anche la stessa politica di immigrazione non è affatto una scelta di compensazione del gap di popolazione in Europa: essa venne decisa prima, per reingegnerizzare soprattutto il peso del mondo cattolico in Europa. Si vadano a leggere le grandi “dichiarazioni dottrinali”, dal rapporto Kissinger del 1974, alle grandi conferenze internazionali, fino ai proclami dei segretari generali dell’ONU riferiti al tema migrazione e sincretismo religioso in Europa.

Oggi le cause dei problemi vengono imposte paradossalmente come soluzioni, su questo si deve riflettere. Quando una cultura confonde fini e mezzi e cause ed effetti, che può mai poter risolvere? Benedetto XVI lo spiega in Caritas in Veritate, nella introduzione e nella conclusione. Nella introduzione, quando si domanda come possa una cultura impregnata di nichilismo, senza più valori di riferimento, senza più senso della vita e delle azioni, dopo aver separato fede e opere, permettere all’uomo di oggi di saper governare gli strumenti complessi e sofisticati disponibili. Questi strumenti non potranno altro che prendere autonomia morale (e si immagini uno strumento con autonomia morale che danni fa). Nella conclusione, quando si domanda come sia possibile pensare di risolvere questi problemi cambiando gli strumenti anziché cambiando l’uomo (se l’uomo non è cambiato gestirà male anche i nuovi strumenti, no?). E di chi è la responsabilità di cambiare l’uomo (cambiare, non coccolare) se non della Chiesa? Che deve realizzarlo con il Magistero, Sacramenti e preghiera (si rilegga Lumen Fidei).

Forse il lettore della “Verità” ne è consapevole, ma quello che ben scrive Fabrizio Palenzona appare su decine di blog e giornali online “cattolici conservatori” (ohibò!) da molto tempo. Il fatto che un grande quotidiano laico italiano dia enfasi a questi temi è molto significativo. Probabilmente è uno dei primi effetti della nascita e della lettura quotidiana della “Verità”. E la mia interpretazione è che il mondo laico più saggio e ragionevole si è reso conto che il crollo della fede cattolica provocherà crollo dei valori, quelli veri, di cui detto mondo laico stesso non beneficerà più. E pertanto oggi cominciano a preoccuparsi, domandandosi se l’autorità morale voglia sostenere o no detti valori. Detto mondo laico, come pensava Voltaire, vorrebbe la moglie, il medico e il cameriere cattolici. Per non esser cornificati, avvelenati, derubati. Gran parte del mondo cattolico è invece confuso, separato e in opposizione. E questa è una debolezza che provocherà vulnerabilità elevate. Potranno essere perciò, caro Palenzona, quei “laici” che si preoccupano di questa separazione e confusione e temono conseguentemente una morale cattolica confondente, a salvare il cattolicesimo e riaffermare le radici cristiane? Anche magari temendo, proprio grazie alle migrazioni, l’instaurazione di religioni che impongano leggi di stato rigorosamente antilaiciste? È questa preoccupazione che spiega la recentissima svolta-ripensamento sull’accoglienza e le considerazioni lette su grandi quotidiani laici?



Da “La Verità” dell’11 gennaio 2017.




martedì 17 gennaio 2017

IL CONTROVERSO SPETTACOLO GENDER ​FA'AFAFINE ​ SBARCA A PISTOIA.Coinvolti ragazzi e bambini delle scuole






Qui link al video di 4 minuti sullo spettacolo: https://www.youtube.com/watch?v=882LYNkOtCA&t=7s


Coinvolti ragazzi e bambini delle scuole: si tratta di temi delicati ed è indispensabile il consenso informato delle famiglie.

Il ​26 e 27 gennaio prossimo sarà rappresentato al ​Teatro Bolognini di Pistoia- nell'ambito dell'iniziativa Piccolo Sipario - uno ​spettacolo che sta sollevando aspre polemiche e fondate preoccupazioni da parte dei genitori di ragazzi in età scolare. Stiamo parlando di Fa'afafine - Mi chiamo Alex e sono un dinosauro. 

Su questa rappresentazione teatrale noi di ​Generazione Famiglia - La Manif Pour Tous abbiamo più volte attirato l'attenzione per l'​approccio inadeguato e ideologico ​con il quale vengono trattati e presentati a un pubblico giovane temi decisamente sensibili​. Fa'afafine è la storia di un ragazzo incerto sulla sua identità sessuale ​(definito«​gender creative child »), che desidera essere maschio e femmina insieme, o addirittura«​maschio nei giorni pari e femmina nei giorni dispari». 

È anche la storia dei suoi genitori, dipinti come isterici e urlanti all'inizio, passivamente accondiscendenti nell'epilogo: l’opera costituisce, qualora ce ne fosse bisogno, ​l’ennesima riprova della colonizzazione dell’ideologia gender​ nelle nostre scuole e nella nostra società, che da anni stiamo denunciando. 

Lo spettacolo si pone nel filone delle tante iniziative contro il bullismo, un obiettivo che trova noi di Generazione Famiglia e del​ Comitato Difendiamo i nostri figli​ in perfetto accordo. 

È piuttosto ​sulla valenza educativa di questa e di altre proposte che rileviamo ​gravi carenze​. 

La ​presentazione di un'identità sessuale banalizzata e ridotta a “vestito” da indossare a giorni alterni è di un'ingenuità sconcertante e riteniamo sia ​scorretto cercare, con l'aiuto di un contesto immaginifico come quello teatrale, il consenso di un pubblico troppo giovane per avere una capacità critica adeguata. 

Inoltre, rileviamo in questo spettacolo un ​malcelato fastidio nei confronti dell'istituto familiare​, che si esprime nella rappresentazione dello ​stereotipo di genitori inadeguati​ e inetti. 

Ci chiediamo: in che modo togliere punti di riferimento ai bambini e provocare sentimenti di sfiducia nei confronti dei genitori dovrebbe essere educativo? ​Perché iniziative così problematiche e discutibili continuano a essere finanziate​, anche con soldi pubblici? 

La funzione pubblica della scuola dovrebbe escludere, per ​rispetto del primato educativo della famiglia​, la proposta di temi tanto sensibili, inseriti oltretutto in spettacoli programmati solo la mattina, in orario scolastico. 

Teniamo a sottolineare che ​la partecipazione non può essere obbligatoria ​e che ​le famiglie dei bambini coinvolti hanno il diritto di avere dalle scuole tutti i chiarimenti che riterranno opportuni, anche su eventuali laboratori legati al progetto. 

Chi deciderà di non partecipare non deve essere discriminato e deve avere la possibilità di svolgere ​attività alternative fruibili​. ​Dirigenti, insegnanti, organi collegiali e rappresentanti hanno anche loro il diritto di essere informati e il dovere di vigilare ​affinché la libertà personale di ciascuno - compresa quella di dissentire - sia rispettata. 


Generazione Famiglia e Comitato Difendiamo i Nostri Figli 




L’avvocato di padre Manelli: “Perseguitato perchè chiede il ritorno alla povertà dei francescani”





Bruno Volpe, 17 gennaio 2017

"Padre Manelli è stato ed è sempre un figlio obbediente della Chiesa, mai avuto intenti di ribellione. Sul suo conto quante cattiverie”. Lo dice in questa intervista a La Fede Quotidiana l’avvocato napoletano Enrico Tuccillo, difensore del frate (nei cui confronti si è levata da tempo una sconcertante caccia all’uomo), principe del Foro, galantuomo vecchio stampo. Bisogna dire che l’ avvocato Tuccillo, valente legale, sta poco alla volta vincendo la sua battaglia.


Avvocato, lei ha recentemente parlato di persecuzione, perchè?
“ Io ci metterei un punto di domanda. Indubbiamente, questo è un fatto incontrovertibile, Padre Manelli non pare godere di buona stampa e di favori. Penso che il motivo di questa ostilità sia causato dal suo forte intento di riportare il francescanesimo alla povertà radicale predicata e seguita da San Francesco e dalla volontà di consacrare la vita dei frati al Cuore Immacolato di Maria secondo i dettami della apparizioni mariane. In poche parole, Padre Manelli chiede che la povertà dei Francescani, di cui al voto, non si riduca solo ad una scelta individuale, ma anche agli istituti. Non è pensabile professare e chiedere la povertà personale e dopo gestire istituti milionari”.


Da chi è perseguitato, se lo è, Padre Manelli?
“ Se vi è persecuzione, la trovo principalmente da parte di una offensiva mediatica senza precedenti dei giornaloni e delle tv pilotati non si sa da chi. Tanti organi di stampa si sono attivati contro Padre Manelli scrivendo cose inesatte e talora anche al limite dell’assurdo e certamente agiremo anche per diffamazione. Del resto molte di queste accuse sono state sin qui smontate con successo dagli organi inquirenti, sgretolando poco alla volta un castello di bugie. Le segnalo che da poco, anche a seguito delle ultime favorevoli decisioni giudiziarie, Padre Manelli ha depositato ad Avellino una denuncia per un complotto ai suoi danni indicando ben quindici nomi tra i quali uomini religiosi, anche a livello apicale, e laici”.


Possiamo dire che Padre Manelli sia al centro di una lotta tra modernisti e tradizionalisti?
“ Ritengo che Padre Manelli e il suo Istituto, effettivamente siano finiti al centro di un contrasto tra modernisti e tradizionalisti oggi in atto. E’ diventato suo malgrado, un capro espiatorio. Eppure lui è stato ed è sempre figlio obbediente della Chiesa, non ha mai avuto e neppure ha alcun intento di ribellione ed è fedele al Succesore di Pietro”.


Perchè il Papa che pur riceve tanta gente ed è alfiere della misericordia alla quale ha dedicato un Giubileo non si mostra… misericordioso col Frate, ricevendolo?
“Padre Manelli, anche in tv, ha chiesto umilmente di essere ricevuto dal Papa e vuole ardentemente questo incontro. Speriamo che lo abbiamo riferito al Pontefice”.


Padre Manelli forse paga la sua fedeltà alla liturgia antica?
“Non è così. Questa è una leggenda, perchè Padre Manelli si è sempre dichiarato disposto a celebrare la messa anche col rito moderno”.





http://www.lafedequotidiana.it





"Fons Amoris": un documentario del 2017 sui monaci di Fontgombault






16 gennaio 2017

«Mistero di tutte queste vite nascoste nel corso dei secoli, consumate dietro le mura. Mistero insondabile e che tuttavia, attraverso gli interrogativi che pone al cuore degli uomini del mondo, può condurre ciascuno, secondo vie diverse, alle porte di un Mistero ancora più grande, davanti al quale solo il Silenzio è eloquente...».

Queste parole introducono il documentario dedicato all’Abbazia Notre-Dame di Fontgombault, monastero benedettino francese della Congregazione di Solesmes.

Fontgombault, la cui divisa Fons Amoris significa "Fontana d’Amore", sembra un luogo preservato dagli oltraggi del tempo, un luogo ancorato nella storia mediante la testimonianza che reca di una tradizione vivente, radicata nel Cristo morto e risorto per tutti gli uomini.

Così scriveva Paul Valéry : «Occorrerà ben presto costruire dei chiostri rigorosamente isolati, dove non entreranno né le onde né le foglie; nei quali sarà coltivata l’ignoranza di ogni politica, si disprezzerà la fretta, il numero, gli effetti della massa, delle sorprese, del contrasto, della ripetizione, della novità, della credulità. Sarà là che un certo giorno si andranno a considerare attraverso le grate alcuni esemplari di uomini liberi».

Un forte richiamo per il mondo questo richiamo a una vita così radicale, austera, ma fonte di gioia, di pace e di libertà interiore.

Perché una tale scelta, o piuttosto per Chi? Difficile dire tutto, o mostrare tutto, perché l’essenziale è una questione della fede...





Un film del 2017 di Marc Jeanson, durata 43 minuti. Per ordini: qui.


















Fons Amoris - I monaci di Fontgombault

Pubblicato da obl.s.b.
http://romualdica.blogspot.it/